{"id":1443,"date":"2016-02-27T14:40:53","date_gmt":"2016-02-27T14:40:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=1443"},"modified":"2017-08-07T13:34:38","modified_gmt":"2017-08-07T13:34:38","slug":"chiesa-e-monastero-di-santa-croce-monache-francescane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=1443","title":{"rendered":"Chiesa e Monastero di Santa Croce."},"content":{"rendered":"<h3 style=\"text-align: justify;\">Chiesa di Santa Croce. Monastero di Monache Francescane. <em>Chiesa e Monastero demoliti<\/em><\/h3>\n<p><strong>Storia della chiesa e del monastero<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dai cittadini dell&#8217;antica provincia di Venezia, ricoverati per timore dei Longobardi nelle lagune della Venezia marittima, fu fabbricata in un&#8217;isola, detta Luprio, la chiesa Parrocchiale di Santa Croce, la di cui fondazione riferita dal Dandolo, viene altres\u00ec rammemorata dal Sabellico, che ne rifonde il merito nell\u2019illustre famiglia Badoara benemerita per l&#8217;istituzione di tanti luoghi sacri. Una costante tradizione ci accerta, che questa chiesa sia stata onorata con la consacrazione ecclesiastica, e con la giurisdizione parrocchiale da Obelalto Marino primo vescovo d\u2019Olivolo, e fu tenuta in tanto pregio dai veneziani, che nella divisione della citt\u00e0 fatta in Sestieri, ne denominarono uno dal nome di questa chiesa: <em>Sestiere di Santa Croce<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trascorsi poi alcuni secoli dalla fondazione di questa chiesa, fu essa nell&#8217;anno 1109 da Badoaro, vicario allora di San Leone, da Pietro Badoaro di lui fratello, che ne erano i padroni, donata alla congregazione Cluniacense (o di Cluny) dell\u2019ordine di San Benedetto, celebre allora per santit\u00e0, ed esemplarit\u00e0 d&#8217;osservanza, acciocch\u00e9 accanto d&#8217;essa fosse per abitazione dei religiosi eretto un monastero. Ad imitazione poi dei benefici fratelli offersero doni, e rendite alla nuova istituita comunit\u00e0 molti fedeli, e dagli antichi documenti si rileva essere state assoggettate all&#8217;obbedienza di questo monastero sei chiese fregiate del titolo di priorato, quali erano San Gregorio di Capodistria, San Martino di Sommocolle, Sant\u2019Andrea di Tonbello, Santa Marina di Munigo, i Santi Abdon e Sennen di Trevigiana, e Santi Giacomo e Bartolommeo di Grespignana; dei quali solo quest\u2019ultimo rest\u00f2 in dominio delle monache Francescane ora abitatrici del monastero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per oltre due secoli la congregazione cluniacense possedette questo monastero, nel qual frattempo raffreddato essendosi l&#8217;antico fervore della disciplina monastica, s&#8217;andarono quegli scorretti religiosi talmente conciliando l&#8217;avversione universale del popolo, che credettero opportuno a loro salvezza il sottrarsi da quei chiostri circa la met\u00e0 del secolo XlV.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbandonato dunque dai monaci il sacro luogo, perch\u00e9 la chiesa non restasse defraudata dall\u2019esercizio del Divino Culto, il collegio capitolare dei preti titolari, il quale amministrava la cura dell&#8217;anime anche al tempo della residenza dei Cluniacensi, assunse in s\u00e9 stesso l&#8217;intera amministrazione della chiesa gi\u00e0 per di lui attenzione dai fondamenti ritrovata, e consacrata poi nel giorno 28 di settembre dell&#8217;anno 1342.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la partenza dei monaci fu il priorato dal pontefice Urbano VI, ridotto a commenda, e con tal titolo concesso nell&#8217;anno 1378 a Guglielmo Novellato cardinal di Sant&#8217;Angelo, a cui successe Francesco Carboni cisterciense, cardinale del titolo di Santa Susanna. Nell&#8217;anno 1405 ottenne il priorato Pietro Annibaldi cardinale di San Sisto, sotto il di cui governo nell&#8217;anno 1408 ruin\u00f2 improvvisamente la cappella maggiore, e fu in tal occasione nella mensa dell&#8217;altare ritrovata una notabile porzione del Legno della Santissima Croce munita d&#8217;antichissimo sigillo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cadde poi il priorato in potere di Niccol\u00f2 Trevisano vescovo di Nona nell&#8217;anno 1426, e dopo esso l&#8217;ottenne Domenico Michele patriarca di Grado, che con l\u2019autorit\u00e0 apostolica a lui concessa eresse nella Chiesa di Santa Croce un vicariato perpetuo. Morto poi il patriarca Domenico Michele fu conferito il priorato ad Eugenio Memmo canonico regolare lateranense nel Monastero di Santa Maria della Carit\u00e0, il quale per impulso dell&#8217;animo suo religioso pose ogni studio, acciocch\u00e9 accanto alla Chiesa di Santa Croce fosse eretto un monastero per abitazione di suore del serafico istituto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Innalzarono dunque col di lui assenso alcuni devoti uomini circa l&#8217;anno 1460 alcune ristrette stanze dietro la cappella maggiore ad uso di povere eremite, ed in esse introdotte vi furono alcune donne del Terzo ordine dei Minori, acciocch\u00e9 quivi separate da qualunque pratica del secolo servissero in austera solitudine a Dio, vivendo di pure elemosine. Furono le prime abitatrici del luogo Sofia Veneziana, donna per virt\u00f9, e per mortificazione gi\u00e0 resa illustre, ed Agnese Ungara di lei compagna, dalla riputazione ed esemplarit\u00e0 delle quali eccitate furono alcune ottime vergini, anche di sangue patrizio, ad associarsi nell\u2019anno 1470 alla nascente comunit\u00e0. Per istruire per\u00f2 questa compagnia di fervorose donne negli esercizi della vita regolare, e negli austeri doveri dell\u2019istituto Serafico, furono tratte dai chiostri di San Bernardino di Padova Lodovica Marcello, e da quelli di Santa Chiara di Murano Bernardina Regia, Lucia Benedetti, Elena Bembo, Susanna Guie, le tre prime delle quali l&#8217;una dopo l\u2019altra furono istituite abbadesse nel nuovo monastero, che per loro opera fu ridotto a professare la regola del secondo ordine, detto di <em>Santa Chiara<\/em>, quantunque nei suoi principi introdotto vi fosse il meno severo istituto del Terzo ordine di San Francesco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arriv\u00f2 circa questi tempi in Venezia il cardinal Pietro Riario nipote e Legato del pontefice Sisto IV, il quale con l&#8217;autorit\u00e0 di sua carica conferm\u00f2 tutte le donazioni fatte alla fondatrice Sofia dal priore Eugenio Memmo, e soppresso in quei chiostri l\u2019Ordine Cluniacense, assegn\u00f2 il priorato stesso con la chiesa, e cogli uniti edifici dopo la morte del priore in domicilio delle monache, istituendo la sopra lodata Sofia per prima abbadessa del nuovo monastero, che doveva intitolarsi di <em>San Francesco dalla Croce<\/em>. Riusc\u00ec troppo grave il peso del governo alla solitaria donna, assuefatta alla quiete delle contemplazioni. Per cui ritiratasi nell&#8217;anno 1475, e dalla dignit\u00e0, e dal luogo si rinchiuse insieme con la sua antica compagna Agnese in un angolo dell&#8217;atrio della Chiesa Parrocchiale di San Nicol\u00f2, e ivi reclusa fin\u00ec felicemente la sua vita nell&#8217;anno 1490 e d\u2019essa ne fa menzione come di una donna dotata dello spirito di profezia il Sabellico nel suo libro del sito della citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conferm\u00f2 poi il pontefice Sisto IV, nell&#8217; anno 1477, tutti i privilegi concessi al monastero dal cardinale legato, e con diploma apostolico comand\u00f2 al vicario dei Minori Osservanti della provincia di Sant\u2019Antonio, che assumere dovesse la direzione delle monache di Santa Croce di Venezia; dal che ritirandosi per desiderio di quiete il vicario, fu poi da nuovo e risoluto comando pontificio costretto a soggettarsi al peso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quantunque per\u00f2 per decreto del cardinale legato, e per autorit\u00e0 pontificia dovessero le fabbriche tutte dopo la morte del priore cedersi ad uso delle monache; con tutto ci\u00f2 occupate allora dai preti inservienti alla chiesa continuavano in loro potere. Per cui Lucia Benedetti Abbadessa nell&#8217;anno 1485, vedendo accresciuto il numero delle suore, impetr\u00f2 dalla previdenza apostolica del pontefice Innocenzo VIII, che a respiro delle ristrettezze, nelle quali abitavano le sue religiose, fossero loro rilasciate le restanti fabbriche del priorato. Nuovo decoro al monastero aggiunse poi con suo diploma segnato nell&#8217;anno 1493 il pontefice Alessandro VI, concedendo alle monache la prerogativa di presentare il vicario, che amministrasse la cura dell\u2019anime, ed assegnando loro la custodia dei beni della chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intiepiditosi poi col tratto del tempo quel primiero fervore d&#8217;osservanza fu il monastero insieme con altri quattro di Santa Chiara di Murano, di Santa Maria Maggiore, di Santa Maria dei Miracoli, e del Santo Sepolcro, ridotto a riforma nell&#8217;anno 1511 per attenzione dei Minori Osservanti, ai quali unicamente per diploma di papa Leone X fu nell&#8217;anno riconfermato, la direzione e soprintendenza dei monasteri suddetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Frattanto la vecchia chiesa nell&#8217;avanzarsi del secolo XVI dava sempre maggiori contrassegni di sua non lontana rovina; per cui Cornelia Donado abbadessa nell&#8217;anno 1583 si determin\u00f2 nonostante l&#8217;estrema povert\u00e0 del convento di rifabbricarla, e nel giorno ultimo di maggio coll&#8217;intervento del doge Niccol\u00f2 da Ponte, e del Senato poi, prima pietra benedetta nei fondamenti il patriarca Giovanni Trevisano, e fu per memoria della solenne funzione stampata una medaglia, quale appunto si vede fra le altre poste dopo la prefazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre si proseguiva il sacro lavoro, fu per decreto pontificio sottratto il monastero dalla soggezione dei Minori Osservanti, ed insieme cogli altri quattro di sopra rammemorati sottoposto alla cura e giurisdizione dei patriarchi di Venezia; n\u00e9 molto dopo la chiesa gi\u00e0 ridotta a compimento ottenne nel giorno 10 di luglio dell&#8217;anno 1600 il decoro dell&#8217;ecclesiastica consacrazione per mano di Ottavio Abioso vescovo di Pistoia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ebbero sepoltura nell\u2019antica chiesa due dogi di Venezia, Orio Malipiero, il quale dopo XIV anni di Principiato <em>profess\u00f2 vita monastica<\/em> (come scrive il Dandolo) <em>nel monastero di Santa Croce ove riposa<\/em>, e Domenico Morosini morto nell&#8217;anno 1155. Fra le molte vergini, le quali collo splendore di loro virt\u00f9 illustrarono questi chiostri, sono degne di particolare memoria Maria dei Liguri, Maria Raimondi, ed Orsola Badoaro. La prima di esse nativa di Sacile prima di tutte vest\u00ec nel Monastero della Croce l&#8217;abito serafico per mano di Sofia la fondatrice, e tanto si avanz\u00f2 nella perfezione religiosa, che merit\u00f2 di essere accarezzata dal Bambino Ges\u00f9 visibilmente comparsole per consolarla. Mor\u00ec felicemente nel giorno 10 di marzo dell&#8217;anno 1520.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Maria Raimondi vestito avendo l&#8217;abito religioso nell&#8217;anno 1482, non molto dopo la sua professione per impulso interno, che la chiama va alla solitudine, si dispose nell&#8217;estremo angolo dell&#8217;orto una ristretta cella, nella quale visse ignota al mondo nella contemplazione delle cose celesti, ricreata da Dio nelle sue penitenze con illustrazioni celesti e straordinari favori, finch\u00e9 chiuse la santa sua vita nel giorno 22 di dicembre dell&#8217;anno 1537.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Orsola figlia di Francesco Badoaro senatore, destinata avendo la sua verginit\u00e0 in offerta a Dio per orrore delle nozze preparatele dai parenti fuggi nascostamente al Monastero di Santa Croce, abbracciandone l&#8217;istituto nel giorno 3 di maggio dell&#8217;anno 1492. Tale fu in essa l&#8217;esemplarit\u00e0 di vita, e la santit\u00e0 dei costumi, che dovendosi ridurre a riforma il Monastero di Santa Chiara di Venezia, ella fu creduta la pi\u00f9 opportuna ad un&#8217;impresa non meno grande che malagevole. Vi riusc\u00ec per\u00f2 la saggia vergine con esito eguale all\u2019aspettazione, e dopo aver fatto rifiorire in quel chiostro la languente osservanza, si restitu\u00ec al Monastero di Santa Croce, ove santamente ripos\u00f2 in pace nel giorno 6 di febbraio dell&#8217;anno 1553. (1)<\/p>\n<p><strong>Visita della chiesa (1733)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tavola dell&#8217;altar maggiore con una Croce nel mezzo col Padre Eterno, Sant&#8217;Elena, e vari santi e opera di Paolo Piazza. L&#8217;Annunziata dai lati \u00e8 di Andrea Vicentino, come pure le cartelle a chiaro scuro. Nella mezzaluna sopra l&#8217;altare vi \u00e8 la Crocifissione dipinta da Gregorio Lazarini; ma la figura del Cristo fu finita da Giuseppe Camerata suo degno allievo essendo poco prima morto il maestro. Dalle parti di questa cappella vi sono due gran quadri, nell\u2019uno dei quali vi \u00e8 la Crocifissione di Cristo di Odoardo Fialetti, nella qual opera vi \u00e8 tutto l&#8217;autore, nell&#8217;altro il Castigo dei Serpenti di Girolamo Pilotti. Nella cappella alla parte sinistra dell&#8217;altar maggiore la tavola colla Nascita del Signore \u00e8 del Palma. Seguono nella parete alcune storie della vita di Santa Chiara cio\u00e8 quattro pezzi di Odoardo Fialetti. La palla dell&#8217;altare, che \u00e8 in mezzo agli suddetti quadri con la Vergine, Nostro Signore, San Girolamo, ed un Senatore Veneziano di casa Soriano \u00e8 opera di Leandro Bassano. L&#8217;altra tavola all&#8217;altare di Santa Chiara, con Nostro Signore morto, Santa Catterina, ed il ritratto del Pontefice Sisto V \u00e8 del Tintoretto. Il quadro, che \u00e8 attaccato dietro l&#8217;angolo con l&#8217;Invenzione della Croce \u00e8 una copia di quello del Tintoretto, che e in Santa Maria Mater Domini; essendo l&#8217;originale stato rubato da quelli della Croce, e poi dovutolo restituire volsero almeno quella memoria. Le portelle dell&#8217;organo con al di fuori la Regina Sabba avanti il Re Salomone, e nel di dentro due Santi sono di mano del Palma. Di sotto l&#8217;organo tre storie del vecchio Testamento di Domenico Tintoretto. Il quadro sopra la porta piccola, che segue dove Nostro Signore lava i piedi agli Apostoli \u00e8 di mano di Pace Pace. Il quadro con la Crocifissione \u00e8 di Giovanni Contarini, opera bella. Segue la tavola con San Marco, San Carlo, e San Luigi, e due puttini del Palma, come pure l&#8217;altra con San Francesco, che riceve le stimmate. \u00c8 pure dello stesso Palma la tavola alla destra dell&#8217;altare maggiore con l&#8217;Annunziata, e dalle parti Sante Lucia, ed Agnese. Sopra il Battistero il Battesimo di Nostro Signore dei Vivarini.(2)<\/p>\n<p><strong>Colonna acritana<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sopra quell&#8217;area verdeggia oggid\u00ec il vago giardino dei conti Papadopoli, che, innestata al suo muro di cinta, ha un&#8217;antica colonna di granito orientale, cui sta sovrapposto un capitello di marmo Greco, avente scolpito un monogramma, consimile a quelli che si vedono sopra i due stipiti isolati presso la porta dei battisteri della basilica di San. Marco. Siccome poi questi due stipiti furono recati nel 1256 da Tolemaide, cosi attribuirebbe il Cicogna una medesima provenienza, sebbene in tempo diverso, alla colonna in discorso, ed accennerebbe alla possibilit\u00e0 che essa fosse un avanzo del monumento di Domenico Morosini, il quale nel 1124 battagliava in Soria col doge Michiel, ed in chiesa della Croce venne sepolto; oppure del monumento del doge Malipiero, pure in Santa Croce tumulato, sotto cui i Veneziani s&#8217;impadronirono di Tolemaide (anno 1188-1190). Crede il Mutinelli (Lexicon Veneto) che precisamente innanzi questa colonna si traessero, sotto la Repubblica, i rei di gravi delitti, prima di subire l&#8217;estremo supplizio, per essere, col taglio della mano destra, od in altra maniera, pubblicamente tormentati (3)<\/p>\n<p><strong>Eventi pi\u00f9 recenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In esecuzione al decreto 28 luglio 1806 con cui fu ordinata la concentrazione dei conventi e dei monasteri nelle provincie venete, questo venne dichiarato di prima classe ed in esso concentrate le monache di altri conventi. La chiesa fu officiata fino al 1810, nel quale anno essendosi diminuito il numero delle parrocchie per la seconda volta, la presente rimase soppressa ed il luogo ridotto a magazzino. Ma per pochi anni che venne tutto spianato e ridotto a privato giardino del signor Spiridione Papadopoli.(4)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa parrocchia vi era l&#8217;Ufficio del Purgo governato da un Ordine di Cittadini sovrastanti con autorit\u00e0 ricevuta dal Senato<em>, nei cui operai si spende pi\u00f9 d&#8217;un milione d&#8217;oro all&#8217;anno<\/em>. E questo nel 1773 (&#8220;Cronaca Veneta&#8221;). (3)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della citt\u00e0 di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra &#8211; Venezia 1733)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(3) GIUSEPPE TASSINI. Edifici di Venezia distrutti o volti ad altro uso da quello a cui furono in origine destinati (Reale Tipografia Giovanni Cecchini \u2013 Venezia 1885)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(4) CESARE ZANGIROLAMI. Storia delle chiese dei monasteri delle scuole di Venezia rapinate e distrutte da Napoleone Bonaparte (Arti Grafiche E.Vianelli &#8211; Mestre 1962)<\/p>\n<style id=\"bwg-style-0\">      #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 #bwg_mosaic_thumbnails_div_0 {        width: 100%;        position: relative;        background-color: rgba(255, 255, 255, 0.00);        text-align: center;        justify-content: center;                  margin-left: auto;          margin-right: auto;                    padding-left: 4px;          padding-top: 4px;                }          #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_spun_0 {        display: block;        position: absolute;\t\t\t\tborder-radius: 0;\t\t\t\tborder: 0px none #CCCCCC;    \t\t    \t\tbackground-color:rgba(0,0,0, 0.30);        -moz-box-sizing: content-box !important;        -webkit-box-sizing: content-box !important;        box-sizing: content-box !important;      }\t\t\t#bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_0 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Monastero di Monache Francescane. 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