{"id":11491,"date":"2017-01-05T14:19:52","date_gmt":"2017-01-05T14:19:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=11491"},"modified":"2017-10-24T07:43:26","modified_gmt":"2017-10-24T07:43:26","slug":"agnello-partecipazio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=11491","title":{"rendered":"Agnello Partecipazio. Doge X. Anni 810-827"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Agnello Patecipazio. Doge X. Anni 810-827.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se fede si presti a quei cronacisti che affermano avere ducato Beato ancora un anno dopo Obelerio, e massime al Sanudo, che distingue il costui reggimento da quello sostenuto unitamente al detto fratello suo, si dovrebbe assegnare l&#8217;avvenimento al trono di Agnello Partecipazio all&#8217;814, piuttosto che all&#8217;810: ma, da quanto si espose, ben chiaro apparisce che unitamente furono entrambi cacciati dalla patria nell&#8217;anno 810, sicch\u00e9 a questo tempo si deve porre l&#8217;elezione a doge di Agnello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per cotesto trabalzo di et\u00e0 si volle anche accaduto il trasportamento della sede ducale da Malamocco a Rialto sotto la ducea di Beato, per cui sembra, siccome antecedentemente dicemmo, espressa la sua piuttosto che la immagine di Obelerio, nel fregio della Sala del Consiglio Maggiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 cosa singolare, non scorgere fatta menzione nei cronacisti pi\u00f9 antichi dei titoli che si acquist\u00f2 Agnello Partecipazio alla riconoscenza dei suoi concittadini durante la lotta sostenuta contro Pipino, gloriosa del par che terribile. Il Sagorn\u00ecno\u00a0 ed il Dandolo non fanno il menomo cenno della sua costante opposizione ai consigli di Obelerio e dei suoi partigiani, che non cessavano uniti di muovere il popolo a favore dei Franchi; n\u00e9 del generoso consiglio, che indusse i Veneziani a tra\u00a0 mutare la sede della Repubblica a Rialto. Nemmeno Martin Da Canale, il quale colse ogni occasione per presentare la storia nostra alla fantasia piuttosto che al cuore dei suoi leggitori, nota questi meriti del Partecipazio. Abbiamo soltanto da qualche storico, discosto dai fatti d&#8217;oltre tre secoli, lui essere stato eletto siccome benemerito della Repubblica, perch\u00e9 erasi ottimamente diportato nella guerra contro Pipino. Questi suoi diportamenti erano tanto noti, aggiungono i moderni scrittori, e di tanto peso appo la nazione, che, venuto il giorno di eleggere il doge, gli sguardi di tutti si volsero ad Agnello Partecipazio; ne di esservi stato alcuno che gli contrastasse quella dignit\u00e0, e quindi con generale consenso venne acclamato doge. A ridonare per\u00f2 l&#8217;interna pace, e a frenare alquanto la troppo ampia autorit\u00e0 del doge, statuiva l&#8217;assemblea che sedessero a lato di lui due tribuni, i quali, unitamente ad esso, amministrassero la civile criminale giustizia; e questi durassero in carica un anno. Primi tribuni furono eletti Vitale Michiel e Pantaleone Giustinian; coi quali, e\u00a0 coi successori loro anche, Agnello, per la sua morigeratezza e saviezza, sempre si accord\u00f2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 per verit\u00e0 Partecipazio continu\u00f2 a mostrarsi sul trono qual era stato da prima, tenero della gloria e della prosperit\u00e0 della sua patria. Le storie riboccano delle sue lodi e delle sue utili e benefiche azioni. Fu egli veramente uomo valoroso, amatore della religione, principe ornato di tutte virt\u00f9; e, quantunque assunto al seggio ducale in epoca di tanti disastri, pur seppe non solamente questi riparare, ma anche aumentare il lustro della sua nazione. E poich\u00e9 si era statuito dall&#8217; assemblea d\u00ec fissare stabilmente la sede del principato nell&#8217;isola di Rialto, siccome luogo pi\u00f9 sicuro dagli assalti nemici: onde in pi\u00f9 tarda stagione prese nome di Venezia la citt\u00e0, comprendendo in s\u00e9 le altre isolette sorelle, vale a dire, Olivolo, Luprio, Gemine, Dorsoduro, Spinalunga, ecc., una delle supreme cure del nuovo doge fu appunto l&#8217;abbellimento della capitale e la restaurazione dei luoghi che, durante la guerra con Pipino, erano stati o gravemente danneggiati, od affatto distrutti. Nominava egli imperlante il tribuno Pietro Tradonico a sopraintendente agli edifici, che si andavano erigendo, Lorenzo Alimpato a dirigere i prosciugamenti e gli interramenti, Nicol\u00f2 Ardisono a provvedere all&#8217;ottimo stato dei lidi, e agli occorrenti ripari contro la copia delle acque portate dai fiumi, sboccanti allora nelle lagune, e contro la furia del mare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al suo gusto per la magnificenza, alla sua piet\u00e0 e carit\u00e0 per la patria si devono il palazzo ducale, del quale fu egli il primo fondatore; le chiese di San Zaccaria, di San Severo e di San Lorenzo, giusta il Sanudo; rifabbricare fece la famosa badia di San Michele o della Trinit\u00e0 di Brondolo; protesse e incoraggi\u00f2 le genti di Chioggia, di Brondolo, di Pelestrina, di Albiola e di altri luoghi, che a quelle facevano ritorno; ed altre opere ordin\u00f2, di cui trovasi memoria nelle vecchie cronache. La sua maggior sollecitudine fu per\u00f2 quella di rimetter in fiore Eraclea, sua patria, resasi ormai diserta. La fece egli risorgere dai fondamenti, ma pi\u00f9 ristretta in circuito di prima, mutandole l&#8217;antico nome in quello di Citt\u00e0-nuova. La cronaca Cornaro, citata dal Filiasi, narra, da ultimo, che procur\u00f2 Agnello ancora la costruzione di moltissimi ponti di legno, affine di unire le minori alle maggiori isolette, che il gruppo formavano delle Realtine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La politica di Agnello fu, del pari che nell&#8217; interno, sapiente e provvida all&#8217;esterno. Conserv\u00f2 egli gelosamente la pace con Carlo Magno, il quale, rinnovando i trattati coll&#8217;imperatore d&#8217;Oriente Michele, e col suo successore Leone, rinunziava ad\u00a0ogni pretensione di dominio sulle isole veneziane, e riconfermava loro il libero possedimento delle terre, che tenevano nel regno italico, e gli antichi privilegi. Per ci\u00f2 tornarono allora gli abitanti alle isole, da loro abbandonate a cagione della guerra di Pipino; Grado fu pure restituita alla Repubblica, e il patriarca Fortunato pot\u00e9 infine conseguire il ritorno alla sua sede; che egli restaur\u00f2 dai danni patiti, e splendidamente abbell\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tutte queste virt\u00f9 era addivenuto Agnello l&#8217;amore della nazione, e s\u00ec, che, giusta qualche cronacista, ottenne di eleggersi da s\u00e9, e senza l&#8217;intervento del popolo, li due annuali tribuni. Accadde anzi, che per tale affetto del popolo, e per la deferenza verso di lui dei tribuni stessi, non seppero, s\u00ec l&#8217;uno che gli altri, opporsi al desiderio da lui dimostrato, di avere a compagno sul trono ducale il figlio Giovanni. Dal che ne nacque amara discordia nella famiglia del doge. Imperocch\u00e9, allor quando si associ\u00f2 al potere il detto suo figlio, l&#8217;altro maggiore, di nome Giustiniano, era tuttavia a Costantinopoli, ove l&#8217;imperatore, Leone V l&#8217;Armeno, lo aveva accolto con grande onore, e decorato lo aveva del titolo d&#8217;Ipato; sicch\u00e9 al suo ripatrio, meravigliando di trovare il fratello assunto al grado, che aveva egli stesso agognato, salito in ira si tolse dalla casa paterna, e unitamente a Felicia o Felicita, sua donna, si ritir\u00f2, non gi\u00e0 nella chiesa di San Severo, che in una casa contigua alla stessa, come dissero alcuni antichi e recenti scrittori, ma nel piccolo monastero di San Severo, che, secondo riferisce\u00a0 il Sansovino, era allora badia e chiamavasi di San Gallo. Laonde Agnello, che grandemente amava questo figliuolo, e che, per fievolezza d&#8217;animo, inclinato erasi ad anteporgli il fratello cadetto, non pot\u00e9 resistere al dolore di vedere allontanato da se il figlio Giustiniano, e, con nuovo eccesso di debolezza, depose Giovanni, e dichiar\u00f2 doge e collega suo Giustiniano. N\u00e9 ci\u00f2 bastandogli pose a confine in Zara Giovanni, il quale, da col\u00e0 fuggito, si trasfer\u00ec, per la Schiavonia, con lunghissimo giro, a Bergamo, nel regno italico; da dove giungere fece preghiera all&#8217;imperatore Lodovico il Pio, affinch\u00e9 lo proteggesse e lo facesse ristabilire nel suo grado. Sennonch\u00e9, avutane notizia Agnello, invi\u00f2 subitamente legati in Francia all&#8217;imperatore medesimo, chiedendo la consegna del profugo: del che soddisfatto, a togliere ogni seme di discordia, lo confin\u00f2, con la sua donna, a Costantinopoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">N\u00e9 solamente Agnello si associava al principato Giustiniano, ma, per rendersi pi\u00f9 accetto al medesimo, si toglieva ancora a collega Agnello juniore, figlio di lui, e quindi suo nipote.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sennonch\u00e9 queste famigliari discordie del doge favorivano le mene secrete del patriarca Fortunato, e le sue pratiche, non mai intermesse, con Francia, ove talvolta si recava, con grave disgusto dei nostri. Accadde pertanto, che essendosi, di questi tempi, scoperta una congiura, tramata dai partigiani dei cacciati Obelerii, si cred\u00e9, non a torto, che ne avesse avuta pur mano Fortunato. Laonde Giovanni Talonico, o Tornarico, e Buono Bradanesso, o Bragadeno, vennero impesi, ed il terzo capo, Giovanni Monetario fugg\u00ec, appo Lotario re d&#8217; Italia; nel mentre che Fortunato veniva dai dogi deposto, ed in suo luogo eletto Giovanni, abate di San Servolo, riparandosi egli, Fortunato, per sua sicurezza in Francia, ove, dopo di avere errato per vari luoghi, fin\u00ec l&#8217;agitata ed ingloriosa sua vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rinunziando per\u00f2, dopo breve tempo, il detto abate Giovanni al patriarcato, nominarono i dogi a suo successore Venerio, che dicono alcuni figliuolo di Basilio Trasmondo, tribuno di Rialto; e alla vacante cattedra di Olivolo innalzarono Orso, figlio di Giovanni Partecipazio, il quale murar fece la sua chiesa cattedrale di San Pietro in Olivolo, dando esempio ad altri d&#8217;innalzare altre chiese; fra le quali si erigeva quella di San Zaccaria, parte coll&#8217;oro dell&#8217; imperatore Leone, e parte con quello del doge Giustiniano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il quale, allorch\u00e9 passava alla seconda vita, nell&#8217;827, il di lui genitore, rimaneva solo a regger lo Stato. Imperocch\u00e9, caduto sotto il ferro dei congiurati fin dall&#8217;820, l&#8217;imperatore Leone, ed innalzato, per il favore di essi, Michele II il Balbo, veniva spedito a lui, siccome ambasciatore di ossequio, Agnello juniore, di lui figliuolo e compagno nella ducea, n\u00e9 pi\u00f9 tornava a rivedere la patria, morendo col\u00e0, secondo il Sagornino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Agnello seniore poi, otteneva sepoltura nell&#8217;abbadia dei Santi Ilario e Benedetto, posta sul margine della laguna, fra la distrutta Abondia, e Lizza-Fusina, da lui e dal figliuolo Giustiniano fondata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">11 suo ritratto, che \u00e8 il secondo nel fregio della Sala del Maggior Consiglio, reca nel cartellino, tenuto nella manca, la inscrizione seguente, nella quale per\u00f2 rilevatisi due errori, commessi da J. Tintoretto che lo dipinse:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">TECTA PALATINA COMMVNIS PRIMVLA FVNDO,<br \/>\nAEDIFICO SANCTVM ZACHARIAQ ILARIVMQVE. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">(1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volume IV. Francesco Zanotto. \u00a0Venezia 1861<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Agnello Patecipazio. Doge X. Anni 810-827. 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