{"id":1132,"date":"2016-02-15T16:53:46","date_gmt":"2016-02-15T16:53:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=1132"},"modified":"2017-12-10T08:24:30","modified_gmt":"2017-12-10T08:24:30","slug":"isola-di-san-secondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=1132","title":{"rendered":"Isola di San Secondo."},"content":{"rendered":"<h3>Isola di San Secondo. Chiesa e Monastero dei Domenicani Osservanti. <em>Chiesa e Monastero demoliti<\/em><\/h3>\n<p><strong>Storia dell&#8217;isola, della chiesa e del monastero<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un miglio incirca in distanza dalla citt\u00e0 di Venezia in quella parte della laguna, che riguarda il Castello di Mestre, sopra una palude, che alquanto si innalzava fuori dell&#8217;acqua, fu esposta attaccata ad un palo un&#8217;immagine di Sant&#8217;Erasmo vescovo di Formio e martire, che dai pescatori era invocata nei pi\u00f9 gravi pericoli di procelle. Ivi mossa da devozione verso il santo martire la nobile famiglia Bassa fece nell&#8217;anno 1034 costruire una piccola chiesa, ed un ristretto monastero per abitazione di Monache Benedettine. Tanta per\u00f2 era in quei primi tempi la povert\u00e0, da cui era angustiato il monastero, che mosso a compassione il doge Vital Faliero nel giorno 7 di settembre dell&#8217;anno 1089, con solenne atto, che tuttavia si conserva nei pubblici registri, don\u00f2 alla Chiesa dei Santi Secondo ed Erasmo, ed a quelli, che l&#8217;abitavano (tali sono le frasi del documento Ducale) alcune rendite per la loro sussistenza. Scrisse di questo monastero, e ne pubblic\u00f2 la storia, Domenico Codagli dell\u2019Ordine dei Predicatori traendone le notizie da vecchie emendabili tradizioni, ove asserendo aver avuto il monastero titolo di abbazia per la donazione del doge Faliero stende i nomi di cinque antiche abbadesse, cio\u00e8 di Nela, o sia Elena nell&#8217;anno 1147, di Eufemia nel 1190, di Dalmatina nel 1211, di Gisla Grancevola nel 1222 e di Florigenia nel 1247 sotto il cui governo arriv\u00f2 a questa isola dalla citt\u00e0 di Asti il corpo incorrotto di San Secondo martirizzato ai tempi dell&#8217;imperatore Adriano, di cui fa memoria il Martirologio Romano al giorno 29 di marzo, e la chiesa veneta ne celebra la traslazione nel giorno primo di giugno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un&#8217;antica tavoletta appesa presso l&#8217;altare del santo ci palesa, che sotto il doge Giacomo Tiepolo nell&#8217;anno 1237, essendo stata assediata ed espugnata la citt\u00e0 d&#8217;Asti ne fu da essa tratto il corpo di San Secondo, ed a Venezia condotto fu riposto nella Chiesa di Sant&#8217;Erasmo, che da quel momento venne chiamata Chiesa di Sant&#8217;Erasmo e Secondo. Pi\u00f9 distesa ne fa la narrazione il Codagli dicendo, che sotto il ducato di Giacomo Tiepolo avendo i veneti contratta lega con Papa Gregorio IX contro Federico II imperatore, nemico della Chiesa, Giovanni figlio del doge, eletto dai milanesi per loro podest\u00e0, con un robusto esercito espugn\u00f2 molte citt\u00e0 ubbidienti all&#8217;imperatore, e fra esse Asti, da cui nascostamente, acci\u00f2 non lo risapessero i milanesi, rapito il corpo del martire San Secondo, lo mand\u00f2 alla sua patria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di questo assedio, ed espugnazione d&#8217;Asti nulla scrivono gli storici cos\u00ec esteri, che veneziani, e lo stesso doge Dandolo, che nella sua Cronaca stende a minuto le particolarit\u00e0 di questa guerra, non ne fa pur parola, il che fa creder arbitraria la narrazione del Codagli. In altra forma per\u00f2 viene raccontato il furto del sacro corpo da una vecchia carta pergamena, che tutt\u2019ora esiste nell\u2019Archivio del Monastero dei Santi Cosma e Damiano di Venezia. Il corpo di San Secondo chiuso in un\u2019arca di piombo giacque per trecento anni sotto terra, da dove per divina ispirazione levato, fu con solennit\u00e0 esposto. Accadde che poi alquanti mercanti veneti giunsero in Asti, ove con danari corruppero la famiglia dei Venturi numerosa di gente, ed alcuni di essi furtivamente tolto il sacro corpo lo consegnarono ai mercanti. Castig\u00f2 Iddio l&#8217;empiet\u00e0 di quella famiglia, in cui entrata la morte li ridusse in poco tempo al ristretto numero di nove, perch\u00e9 nascendone uno, ne moriva un altro. Frattanto i veneziani ottenuto il venerabile corpo, determinarono di collocarlo nella Chiesa di San Geremia; ma non potendo ivi far approdar la loro barca, la lasciarono alla discrezione dell&#8217;acqua, che tosto li condusse all&#8217;isola, ove sta il Monastero di Sant&#8217;Erasmo, uffiziato da monache. Queste sono le diverse esposizioni dei fatti, che in niuna maniera accordare si possono; e la prima principalmente merita correzione, ove asserisce, essersi la Chiesa di Sant&#8217;Erasmo cominciata a denominar dei Santi Erasmo e Secondo dopo l&#8217;arrivo del corpo di San Secondo nell&#8217;anno 1237, Chiesa dei Santi Secondo ed Erasmo la disse il doge Faliero nella sua donazione dell&#8217;anno 1089, tanto avanti la traslazione, e cos\u00ec pure in un autentico documento dell&#8217;anno 1138 viene espressa Aicha abbadessa del Monastero dei Santi Martiri Secondo ed Erasmo, dal qual tempo in poi fu sempre il monastero nei pubblici atti ora detto unicamente di San Secondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contrastano a Venezia il possesso del sacro corpo gli astesi, producendo gli atti di una traslazione di esso fatta da Guidotto Vescovo d&#8217;Asti nell&#8217;anno 1213, e di un&#8217;altra eseguita da Scipione Damiano, esso pure Vescovo d&#8217;Asti, nell&#8217;anno 1471. la quale fu accompagnata da molti miracoli. Procura di conciliare le pretese di ambe le nazioni l&#8217;Abbate Ughelli nel Tomo IV della sua <em>Italia Sacra<\/em>, e assegnando alla citt\u00e0 d&#8217;Asti il corpo di San Secondo martire, che intero si venera nella cattedrale come principale protettore, scrive essere il corpo trasferito a Venezia di San Secondo vescovo d&#8217;Asti, e confessore; il che tanto pi\u00f9 stabilmente si comprova, perch\u00e9 come fu attestato da veridici testimoni, esaminati nell&#8217;anno 1471, il corpo conservato in Venezia si dice avere la sua testa unita al busto, dove per altro sappiamo dagli atti del Santo martire Secondo, che comp\u00ec egli il suo martirio con lasciare la testa sotto la spada del carnefice. Dubbio dunque essendo di quale dei due santi dello stesso nome gi\u00e0 venerato in Asti sia il venerabile corpo, che con singolare venerazione si custodisce incorrotto nella chiesa di Venezia, certo \u00e8 per\u00f2 che di qualunque egli sia o del vescovo e confessore, o del martire, egli fu illustrato a Dio con frequenti miracoli. Narra il citato Codaglio, che un nobile d\u2019Asti, udita la fama della traslazione, si portasse a Venezia, ove mentre orava, colta l\u2019occasione di vedersi solo, ne tagliasse un dito dei piedi; ma restituitosi in patria, n\u00e9 ritrovando l&#8217;inviolata reliquia, ritorn\u00f2 per la seconda volta in Venezia ove vide con stupore il dito collocato appresso dei santi piedi. Ora questo dito le monache quando partirono dall&#8217;isola seco lo portarono al monastero di San Cosma, ove decentemente si conserva. Un altro dito fu, non si sa come, ottenuto dalla Chiesa di Sal\u00f2, ed una costa fu donata dal Senato nell&#8217;anno 1571 a Filippo II Re delle Spagne, a di cui nome la chiese Diego Gusmano di lui ambasciatore. Mutato pi\u00f9 di una volta di sepolcro il sacro corpo fu finalmente nell&#8217;anno 1692 riposto in una decente urna di marmo, ove presentemente riposa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era stato intanto accolto sotto la protezione immediata della sede apostolica questo monastero da papa Alessandro III, con una sua bolla data in Venezia in Rialto sotto il giorno 8 di settembre dell&#8217;anno 1177, e godette per lungo tempo florido stato: ma nel declinare del XIII e nei principi del secolo XIV per le solite vicende delle cose umane, e molto pi\u00f9 per la poco savia condotta delle abbadesse, fu ridotto il monastero in gravi ristrettezze, cosicch\u00e9 convenne pi\u00f9 di una volta alienarne alcune delle sue possessioni per supplire all\u2019urgenti necessit\u00e0; onde diminuendosi le rendite, via pi\u00f9 si accrebbe la miseria delle angustiate religiose. Maggiori per\u00f2 furono i pregiudizi, che risent\u00ec questo monastero nello stato suo spirituale. Imperocch\u00e9 sul finire del XV secolo era arrivato lo sconcerto non solo dell&#8217;osservanza, ma del costume a tal segno, che nelle monache altro pi\u00f9 di religioso non si vedeva, che l&#8217;abito esteriore, ed il nome. Mentre dunque commossa dal grave disordine, in cui con questo erano incorsi molti altri monasteri, studia la religione del Senato di farvi applicare il rimedio di una universale riforma, sopravenne a frastornarne i pensieri nell&#8217;anno 1508, l&#8217;atroce guerra detta di Cambrai, nella quale pressoch\u00e9 tutti i principi dell\u2019Europa congiurarono ai danni della Repubblica. Nei vari successi di questa, l\u2019esercito dei Spagnoli nell&#8217;anno 1513, dopo aver barbaramente devastati i territori di Padova, e di Treviso, si ristettero a Marghera, piccolo luogo vicino alla laguna dirimpetto alla citt\u00e0 di Venezia, ove appostati alcuni cannoni pi\u00f9 per insultare che per recar danno, gettarono non poche palle contro la citt\u00e0, le quali (come scrive il Codaglio) arrivate a vista dell&#8217;isola di San Secondo, quasi trattenute, o ributtate fossero da forza superiore, fermandosi piombavano nell&#8217;acque.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finalmente dopo otto anni di crudelissima guerra fu conchiusa fra i Principi belligeranti la pace; dopo la pubblicazione della quale si rivolse il Senato al primo pensiero di sollecitare la riforma de monasteri. Giov\u00f2 ottimamente all&#8217;intento lo zelo, ed il fervore del patriarca Antonio Contarini, che nulla pi\u00f9 avendo a cuore, che il divino culto, ed il bene della greggia a si raccomandata ottenne primieramente nell&#8217;anno 1515, da Leone X, che ritrattati fossero tutti i privilegi concessi alle monache di poter uscire dai loro chiostri. Dopo ci\u00f2 si applic\u00f2 con indefessa cura alla riforma dei monasteri conventuali, e fra questi nell&#8217;anno 1519, anche ad istanza del Senato, intraprese di ridurre a miglior forma di vivere il Monastero di San Secondo troppo rilassato nella regolare disciplina. Secondando dunque l&#8217;istinto del suo zelo, vi si trasfer\u00ec a visitarlo nel giorno 10 di agosto, ove procur\u00f2 con le pi\u00f9 dolci maniere, e con le pi\u00f9 forti esortazioni insinuare nell&#8217;animo delle scorrette donne un desiderio d&#8217;emendazione. Ma nulla profitt\u00f2 con la soavit\u00e0 dell&#8217;operare, protestando altamente le monache di non voler ridursi in niuna maniera a pi\u00f9 regolato modo di vivere. Perloch\u00e9 assuntosi in assistenza, e difesa per compagno Gabriel Venier Avogador del Comune, nel giorno 14 dello stesso mese ritornato al monastero, lo divise in due parti, assegnandone una alle monache conventuali con qualche porzione di rendite, che bastasse allo scarso loro mantenimento. Ci\u00f2 fatto, e ristrette nella parte loro destinata le quattordici monache conventuali, comando il patriarca, che dal Monastero dei Santi Cosma e Damiano, pochi anni avanti da Marina Celsi fondato, si estraessero monache osservanti, ed idonee all&#8217;intrapresa della riforma. Passarono dunque ventidue Monache Osservanti nella porzione del monastero loro assegnato, e si port\u00f2 seco loro a di dirigerle la loro fondatrice Marina Celsi, che in qualit\u00e0 di abbadessa resse per qualche tempo l&#8217;uno, e l&#8217;altro monastero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Premendo fra tanto per tali regolazioni le Monache Conventuali, unitesi a quelle degli altri monasteri appellato avevano alla sede apostolica; ma avviatone opportunamente Leone con sua bolla dello stesso anno annull\u00f2 qualunque appellazione, e con la confermazione dell\u2019apostolica autorit\u00e0 aggiunse nuova forza alle saggie deliberazioni del patriarca. Data poi nel giorno 5 di Luglio dell\u2019anno 1521, altra particolare bolla diretta a Marina Celsi abbadessa, ed alle di lei monache, approv\u00f2 la riforma eseguita del Monastero di San Secondo, e ratific\u00f2 l\u2019unione stabilita di esso con il Monastero dei Santi Cosma e Damiano, dopo di che nel giorno 24 di settembre dello stesso anno scrivendo un&#8217;apostolica lettera al patriarca Contarini, ne lod\u00f2 lo zelo, e la prudenza, ed approv\u00f2 qualunque ordinazione, o regola stabilita da esso nella riforma dei monasteri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Disperate le monache nel vedersi chiusa ogni strada di ricorso ecclesiastico, portarono le loro querele al Consiglio dei Dieci, per di cui autorit\u00e0 eletti tre riguardevoli Senatori si unirono col patriarca, ed udite le ragioni, e le convenienze s\u00ec delle Conventuali che delle Osservanti, nel giorno 29 di ottobre dell&#8217;anno 1521, stesero giuste regole, acci\u00f2 ambedue gli stati delle religiose avessero stabilmente la porzione loro dovuta delle rendite dei monasteri. Dopo ci\u00f2 alcune del le monache abbracciarono la riforma, ed altre si ridussero ai monasteri delle conventuali, fra i quali Chiara Suriano abbadessa con una sua nipote, sole superstiti delle Conventuali di San Secondo, si ritirarono nell&#8217;anno 1523 nel Monastero di Santa Maria delle Vergini, ove chiusero i loro giorni. Nello stesso anno Marina Celsi, che poco prima aveva ottenuta licenza di restituirsi con le sue monache al proprio Monastero di San Cosma, carica di anni (toccando gi\u00e0 il novantesimo di sua et\u00e0) e pi\u00f9 di merito, pass\u00f2 santamente agli amplessi del Celeste suo Sposo nel giorno 25 di agosto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Successe nella dignit\u00e0, e nel peso Cristina Trono, che essendo amministratrice del Monastero di San Secondo, vuoto gi\u00e0 di abitatrici, ottenne nell&#8217;anno 1529, da papa Clemente VII, che le rendite d&#8217;esso si devolvessero, ed appropriassero al Monastero di San Cosma. Diede esecuzione al decreto pontificio il patriarca di Venezia; ma avendo ommesso di destinare chi assistesse e governasse l&#8217;abbandonata Chiesa di San Secondo, Clemente VII reso di ci\u00f2 avvisato commise nell&#8217;anno 1531 a Giacomo Pesaro vescovo di Passo, che estinto il titolo abbaziale dell\u2019Isola di San Secondo, lo assegnasse col consenso del doge, e del Dominio di Venezia, a qualche ordine religioso, a cui per suo sostentamento fossero pure concesse alquante delle rendite gi\u00e0 appartenenti al monastero soppresso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eseguendo il supremo comando del pontefice soppresse il vescovo nell\u2019isola qualunque nome, o dignit\u00e0 insieme con l\u2019ordine di San Benedetto nell&#8217;anno 1534, e poi coll&#8217;assenso del doge Andrea Gritti, e del Senato concesse all&#8217;Ordine dei Predicatori l&#8217;isola con le sue fabbriche, e vi aggiunse duecento e cinquanta ducati di annua rendita, separati dagli antichi roventi del monastero,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A nome di fra Giovanni Finario maestro generale dell\u2019ordine, fu da fra Zaccaria Lunense, celebre predicatore, preso il possesso del luogo, di cui mentre se ne ristorano le vecchie fabbriche un certo prete, che dalle monache nella loro partenza era stato lasciato al la custodia della chiesa, disperato di dover abbandonar un&#8217;abitazione, a cui aveva preso amore, con risoluzione diabolica attacc\u00f2 fuoco al tetto del monastero, che per la sua vecchiezza in breve tempo d&#8217;ora rest\u00f2 consunto; e passate le fiamme a devastare la chiesa, tosto ch\u00e9 si avvicinarono alla cappella, in cui si conservava il sacro deposito di San Secondo, quasi che ne venerassero la santit\u00e0, retrocessero, e ritornarono ai chiostri, ove restarono estinte. Risarc\u00ec i gravi danni di questo incendio il menzionato fra Zaccaria, che raccolte abbondanti elemosine dalla piet\u00e0 dei fedeli, restitu\u00ec la chiesa al suo decoro, ed il monastero al conveniente stato d\u2019abitazione religiosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cinque anni stette il monastero sotto la provincia romana, finch\u00e9 nell&#8217;anno 1541 fu annesso alla provincia di lombardia, e ne prese il possesso, per decreto del Senato, fra Angelo Bragadino, allora priore di San Domenico di Castello, e poi vescovo di Vicenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accadde in questi tempi, che quella parte di chiesa, che era rimasta illesa dall\u2019incendio, ma indebolita per\u00f2 dalla forza del fuoco, ad un tratto rovin\u00f2, restando preservato il sepolcro del sacro corpo da due travi, che nel cadere mirabilmente si incrocicchiarono sopra il sepolcro stesso, e lo difesero dalle rovine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era gi\u00e0 mezzo secolo in circa, dacch\u00e8 possedeva l\u2019ordine di San Domenico il risarcito monastero; allorch\u00e9 inferendo con orribili stragi nell&#8217;anno 1576 la peste, fu destinata quest&#8217;isola alla cura degli appestati; onde dopo che cess\u00f2 il flagello, ritornati i padri all&#8217;antica loro abitazione, nel vederla cos\u00ec squallida e deformata, deliberarono di ridursi al loro Monastero di San Domenico in Venezia, e condure seco il corpo del Santo Titolare. Si oppose a tale risoluzione il Senato; onde per non perder il luogo risolsero di nuovamente abitarlo, e passarono all&#8217;isola, che dei patiti danni ristorarono nella miglior forma loro possibile. Dimostr\u00f2 Iddio con aperti miracoli quanto gli fosse caro, che nel venerabile corpo fosse in questa isola venerato, mentre appena risarcita la chiesa, furono in essa liberati alquanti offesi dal demonio, e moltissimi per di lui intercessione liberati dal pericolo d\u2019imminente naufragio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Consacr\u00f2 poi la riedificata chiesa nel giorno 7 di agosto dell&#8217;anno 1608 il Vescovo di Cataro Angelo Baronio, domenicano ad onore di San Secondo, essendo gi\u00e0 stato il primo tempio sotto il titolo di Sant\u2019Erasmo consacrato nel giorno 25 di settembre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Trascorsi poi alquanti anni, essendo stato eletto provinciale il Padre Leonoro Rizzardo piissimo religioso, pens\u00f2 egli tosto di piantare il rigore della pi\u00f9 stretta osservanza in alcuno dei suoi conventi, fra quali per la solitudine e per la ristrettezza li parve il pi\u00f9 opportuno quello di San Secondo. Istitu\u00ec dunque in esso nell&#8217;anno 1660 l&#8217;antica austera disciplina del suo ordine, e vi stabil\u00ec per vicario Basilio Pica, uomo per zelo apostolico, per costume e per dottrina amatissimo dai veneziani, che vi accolse in esso alcuni dei pi\u00f9 riguardevoli soggetti della provincia che diedero i principi all&#8217;osservante congregazione sotto il titolo, e protezione del beato Giacomo Salomone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Governando dunque con piet\u00e0 e prudenza il vicario Basilio Pica, ottenne dal legato apostolico, che i soggetti, i quali si deliberassero abbracciare in questo monastero la stretta osservanza dell\u2019ordine, non potessero esserne rimossi, il che contribu\u00ec molto allo stabilimento e poi alla dilatazione dell\u2019osservanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu poi il monastero nell&#8217;anno 1686 eretto in collegio, istituendovi uno studio generale per i chierici dell\u2019osservanza, ove dur\u00f2 solo tre anni, essendo poi trasferito in Venezia nel monastero nuovamente acquistato dalla congregazione dell&#8217;osservanza, ed il superiore dell\u2019Isola di San Secondo fu dichiarato priore. (1)<\/p>\n<p><strong>Eventi pi\u00f9 recenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rimasero i religiosi di quest\u2019isola fino al 1806, anno in cui i padri furono riuniti nel monastero dei domenicani detto dei Gesuati alle Zattere. La chiesa, che al pari del monastero, aveva ricevuto tanti restauri decadde dalla magnifica forma a cui le monache benedettine l&#8217;avevano condotta, n\u00e9 aveva di notabile che la tavola dell&#8217;altare maggiore del Vivarini sopravanzata alle fiamme. Nella piazza dinanzi alla chiesa restavano coperte due cavane da due grandi stanze o per il ricovero dei passeggeri colpiti da burrasca, o per albergare coloro che d&#8217;estate si conducevano a diporto per la laguna. Oggid\u00ec demolita la chiesa e ridotta porzione del monastero ad abitazione privata, l&#8217;isola \u00e8 addetta al militare che vi costudisce la polvere. (2)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I francesi prima e gli austriaci dopo fortificarono l&#8217;isola, gli insorti veneziani la utilizzarono nel 1848\/49 quando rappresent\u00f2 l&#8217;estremo baluardo nella difesa della citt\u00e0 verso la terraferma, ma dovette capitolare quando nel mese di agosto del 1849 fu sottoposta a pesanti bombardamenti. Durante il Regno d&#8217;Italia fu confermata per alcuni decenni la destinazione militare dell&#8217;isola che dur\u00f2 fino all&#8217;inizio del Novecento, venne quindi concessa in affitto al comune di Venezia che la diede in subaffitto ad alcune famiglie che ne garantivano la custodia. Nel 1937 venne subaffittata alla ditta Junghans per le operazioni di caricamento di ordigni bellici, dopo la guerra venne di nuovo concessa in custodia ad una famiglia, e per un breve periodo fu utilizzata dal Convitto Biancotto e dall\u2019ANPI per allevamento di animali da cortile. Nel 1950 il comune decise di restituirla al demanio. (3)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(3) http:\/\/www.terraantica.org\/2011\/11\/21\/le-isole-sole\/) <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Isola di San Secondo. Chiesa e Monastero dei Domenicani Osservanti. Chiesa e Monastero demoliti Storia dell&#8217;isola, della chiesa e del monastero Un miglio incirca in distanza dalla citt\u00e0 di Venezia in quella parte della laguna, che riguarda il Castello di Mestre, sopra una palude, che alquanto si innalzava fuori dell&#8217;acqua, fu esposta attaccata ad un [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":31826,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[103],"tags":[201,200,202,192,141],"class_list":{"0":"post-1132","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-isole-isole","8":"tag-chiesa-di-san-secondo","9":"tag-isola-di-san-secondo","10":"tag-monastero-di-san-secondo","11":"tag-santerasmo-e-san-secondo","12":"tag-sestiere-di-cannaregio"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Isola-di-San-Secondo-1.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1132","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1132"}],"version-history":[{"count":17,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1132\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":26682,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1132\/revisions\/26682"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/31826"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1132"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1132"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1132"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}