{"id":1096,"date":"2023-05-07T05:52:01","date_gmt":"2023-05-07T05:52:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=1096"},"modified":"2023-05-07T05:57:51","modified_gmt":"2023-05-07T05:57:51","slug":"chiesa-di-santa-marta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=1096","title":{"rendered":"Chiesa e Monastero di Santa Marta."},"content":{"rendered":"<h3>Chiesa Santa Marta.&nbsp;Monastero di Monache Agostiniane. <em>Chiesa secolarizzata, monastero demolito<\/em><\/h3>\n<p><strong>Storia della chiesa e del monastero<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;estremo angolo di Dorsoduro si vedeva il monastero dedicato alla grande ospite del Signore la <em>vergine Santa Marta<\/em>. Ne fu la fondatrice l&#8217;onesta matrona <strong>Giacomina Scorpioni<\/strong>, abitante nella <em>parrocchia di San Nicol\u00f2<\/em>, la quale mossa da impulso di carit\u00e0 verso il suo prossimo deliber\u00f2 di stabilire un ospitale, ove accogliere gli infermi poveri di sua parrocchia. Comunicato il pensiero ad alcuni nobili, non solo l&#8217;approvarono, ma molti, fra quali principalmente <strong>Marco Sanudo<\/strong>, e <strong>Filippo Salomone<\/strong> contribuirono considerabili somme a sussidio dell&#8217;intrapresa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 per\u00f2 la pia opera legalmente procedesse, ricercato prima, e si ottenne l&#8217;assenso del capitolo parrocchiale; indi presentatasi la buona donna avanti ad Accursio preposto pistoiese, e vicario generale di <strong>Giacomo Albertini<\/strong> vescovo castellano nell&#8217;anno 1315, richiese la facolt\u00e0 di fare ergere una chiesa, ed un ospitale sotto il titolo di <em>Sant&#8217;Andrea apostolo<\/em>, e di Santa Marta vergine, e stabilito prima un annuo perpetuo censo alla<em> chiesa di San Nicol\u00f2<\/em>, ricerc\u00f2 che a lei fosse concesso, finch\u00e9 vivesse, l&#8217;essere priora, oppure eleggerla, e dopo la di lei morte ne appartenesse il jus al nobile uomo <strong>Filippo Salomone<\/strong> benefico protettore, e procuratore del luogo, ed ai di lui eredi. Accolse l&#8217;istanza il vicario, e permessa l&#8217;erezione del luogo, decret\u00f2 che tutti gli abitatori dell&#8217;ospitale fossero tenuti pregar Dio per le anime di <em>Marco Sanudo Torcello prima benefattore, e di Filippo Salomone protettore, e procuratore<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gett\u00f2 ad onore dei Santi <em>Andrea apostolo<\/em>, e <em>Marta vergine<\/em> la prima pietra nei fondamenti della nuova chiesa <strong>Giovanni Zane<\/strong> <em>vescovo di Caorle<\/em>; ma procedendo poi per mancanza di aiuti assai lentamente l&#8217;opera, impazienti i preti capitolari di vederla ultimata, impetrarono dal vicario generale un comando, perch\u00e9 dovesse la <strong>Scorpioni<\/strong> fra certo determinato tempo sotto pena di scomunica adempiere le condizioni del decreto, ed innalzato l&#8217;ospitale, accogliervi i poveri come aveva promesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si scosse al terrore di tal minaccia la buona donna, n\u00e9 vedendo altra maniera di sfuggirne il pericolo, si appell\u00f2 al patriarca di Grado, e nell&#8217;anno 1316, ottenne dal vicario gradese favorevole giudizio, con cui fu dichiarato ingiusto il comando del vicario castellano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I vari atti frattanto, che corsero nella controversia, diedero opportuno tempo allo stabilimento dell&#8217;ospitale; ma prima d&#8217;introdurvi i poveri mut\u00f2 la fondatrice i pensieri, e deliber\u00f2 di fondare nel luogo un monastero di monache. Risaputa dai preti della parrocchiale la nuova determinazione, e chiamata la fondatrice in giudizio avanti il vicario generale, istarono non solo perch\u00e9 vietata le fosse l&#8217;istituzione del monastero, ma perch\u00e9 ancora fossero rescissi i patti del contratto gi\u00e0 stabilito, stantech\u00e9 al tempo della convenzione <strong>Giacomina Scorpioni<\/strong> era (dicevano essi) conversa professa del <em>Monastero di San Mauro di Burano<\/em>, e perci\u00f2 essendo legata coi voti della professione, facolt\u00e0 non aveva per obbligarsi ai contratti. Esamin\u00f2 accuratamente il vicario le cose prodotte, n\u00e9 trovandole consone alla verit\u00e0 conferm\u00f2 i patti stabiliti, ed obblig\u00f2 la <strong>Scorpioni<\/strong> ad accettare i poveri nell&#8217;<em>Ospitale dei Santi Andrea apostolo<\/em>, e <em>Marta vergine<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che le fu negato per giustizia in giudizio, procur\u00f2 <strong>Giacomina<\/strong> di ottenere per grazia. Che per\u00f2 portatasi ai piedi del vescovo <strong>Giacomo<\/strong> arrivato poco avanti in Venezia, impetr\u00f2 dallo stesso per la particolare devozione, che professava ai due santi titolari del luogo, di poter mutare l&#8217;ospitale in monastero, eleggervi l&#8217;abadessa, e scegliersi un sacerdote, che alle religiose ivi adunate cos\u00ec inferme come sane amministrare dovesse tutti gli ecclesiastici sacramenti, obbligando il monastero all&#8217;annuo censo di una libbra di cera da offrirsi al vescovo <em>Castellano<\/em> nella solennit\u00e0 a San Pietro. Fu segnato il favorevole decreto nel giorno 23 di giugno dell&#8217;anno 1318, e nel giorno primo del susseguente luglio <strong>Giacomina Scorpioni<\/strong> fondatrice e padrona del <em>Monastero dei Santi Andrea apostolo<\/em>, e <em>Marta vergine<\/em> da essa fondato elesse da presentarsi per abadessa del detto monastero <strong>Margarita Trevisana<\/strong> monaca benedettina in <em>San Lorenzo dell\u2019Isola d\u2019Ammiano<\/em>; e perci\u00f2 le monache cola introdotte abbracciarono, e professarono poi la regola di <em>San Benedetto<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rest\u00f2 nel giorno penultimo d&#8217;ottobre confermata la nuova eletta abadessa dal vescovo castellano, il quale nello stesso giorno decret\u00f2, che dovessero le abadesse in avvenire fare presentare al nobile uomo <strong>Filippo Salomone<\/strong>, o ai di lui eredi ogni anno in perpetuo una rosa formata di seta quasi in risarcimento del jus, che egli perdeva d&#8217;istituire la priora dell&#8217;Ospitale, e che onestamente fosse ricercato il di lui assenso, o dei suoi eredi nel caso dell&#8217;elezioni gi\u00e0 consumate dell&#8217;abadesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insorse dopo ci\u00f2 con nuove pretese il collegio capitolare della parrocchiale; ma dopo brevi contese convennero le parti egualmente desiderose di pace ad accordare, che i patti stabiliti per l&#8217;ospitale egualmente servire dovessero per il nuovo monastero, alla quale transazione acconsentendo il vescovo vi interpose la sua autorit\u00e0, e ne segn\u00f2 il decreto nel giorno 25 di ottobre dello stesso anno 1318.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalle gravi obbligazioni, che si erano con detti patti addossate le monache, furono poi con sentenza definitiva di <strong>Domenico<\/strong> patriarca di Grado liberate e prosciolte nell&#8217;anno 1328, avendo egli giudicato, che non ostante qualunque patto dovesse il monastero essere, ed intendersi indipendente, e giammai soggetto a giurisdizione alcuna della chiesa parrocchiale, solo in compenso dei danni patiti nei litigi decret\u00f2 che il monastero corrispondesse per una sola volta certa determinata somma di danaro parte per riscattare il tesoro della chiesa gi\u00e0 impegnato per proseguire i litigi, e parte perch\u00e9 impiegare si dovesse a perpetuo beneficio della chiesa, e del capitolo dei titolari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sopite queste contese, insorse poi a turbare la quiete delle religiose chi men lo doveva, cio\u00e8 <strong>Filippo Salomone<\/strong> gi\u00e0 benefattore, e dichiarato procuratore del luogo, il quale pretendendo di godere il juspatronato del monastero ricerc\u00f2 in giudizio avanti il vicario generale castellano, che conservare gli fossero tutte le prerogative al suo juspatronato spettanti. Varie furono le ragioni cos\u00ec dal <strong>Salomone<\/strong>, che dal monastero prodotte, e finalmente dopo vari atti seguiti, convennero ambi i vicari generali di Venezia, e di Grado, quegli nell&#8217;anno 1331 e questi nel 1339, in una sentenza loro consigliata da <strong>Guidone<\/strong> <em>vescovo eletto di Modena<\/em>, che restassero le monache assolte da ogni soggezione di juspatronato verso il <strong>Salomone<\/strong>, e solo tenute fossero all&#8217;annuo regalo di una rosa di seta, ed a richiederlo dell&#8217;onesto suo consenso nell&#8217;elezioni dell&#8217;Abbadesse, dopo per\u00f2 che esse elezioni fossero consumate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Circa questi tempi, cio\u00e8 nell&#8217;anno 1338, fu eretto sulla porta maggiore, che conduce alla chiesa, ed al monastero, un marmoreo simulacro di mezzo rilevo rappresentante la <em>vergine Santa Marta<\/em>, e da quell&#8217;anno addietro in ogni documento (fuorch\u00e9 nella sentenza suddetta del vicario generale gradese) il monastero, che prima si chiamava col doppio titolo dei <em>Santi Andrea, e Marta<\/em>, si legge con unico nome scritto <em>Monastero di Santa Marta<\/em>, il che pass\u00f2 ancora nell&#8217;uso comune, cosicch\u00e9 nell&#8217;anno 1397, l&#8217;abate di <em>San Giorgio<\/em>, ed il priore di <em>San Salvatore<\/em> come visitatori apostolici prescrivendo fra gli altri regole particolari a questo monastero lo chiamarono unicamente di <em>Santa Marta<\/em>, e similmente cos\u00ec la nomin\u00f2 la chiesa <strong>Innocenzo VIII<\/strong>, nell&#8217;anno 1406, decorandola di spirituali indulgenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Frattanto l&#8217;angusta debolissima chiesa appena scorso un secolo dalla sua fondazione minacciava prossima la caduta. Per\u00f2 nell&#8217;anno 1448, si disposero i fondamenti di una nuova cos\u00ec dilatata di piano, che comprendeva in s\u00e9 stessa non solo la vecchia, ma tutto ancora il vicino cimitero, avendo la pubblica munificenza concesso nell&#8217;anno 1446, che per la dilatazione degli edifici si potesse riempire di terra una qualche porzione della pubblica laguna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre dunque andava sorgendo il maestoso edificio, svegliati come da sonno i <em>capitolari di San Nicol\u00f2<\/em> riprodussero le antiche loro pretese, richiedendo dall&#8217;<em>arcidiacono di Castello<\/em> <strong>Antonio Saracco<\/strong>, allora vicario generale del patriarca di Venezia, che obbligare dovesse le monache a ricevere gli ecclesiastici sacramenti dalla <em>Chiesa di San Nicol\u00f2<\/em>, nella di cui parrocchia era piantato il loro monastero. Accolse le istanze dei preti, e le risposte delle monache il savio Vicario, e con nuova definitiva sentenza nell&#8217;anno 1467, conferm\u00f2 al monastero le sue gi\u00e0 stabilite esenzioni, e fece che fosse registrata la sua sentenza nei libri stessi della chiesa parrocchiale. Onor\u00f2 poi <strong>Saracco<\/strong> fatto <em>arcivescovo di Corinto<\/em> la nuova perfezionata chiesa con solenne consacrazione, dedicandola a Dio nel giorno 1 di maggio dell&#8217;anno 1480, sotto il titolo di <em>Santa Marta vergine<\/em>, le di cui reliquie insieme con quelle dei santi suoi fratelli <em>Lazzaro<\/em>, e <em>Maddalena<\/em> ripose nell&#8217;altare maggiore della chiesa innalzato ad onore della santa titolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una per\u00f2 pi\u00f9 riguardevole reliquia della <em>vergine Santa Marta<\/em>, cio\u00e8 una di lei mano coperta ancora della sua carne, ed intatta si venera chiusa in un particolar reliquiario, e fu donata a questo monastero da <strong>Ambrogio Contarini<\/strong> patrizio veneto, rinomato per i suoi viaggi raccontati dal <strong>Rannusio<\/strong> nella <em>Raccolta dei Viaggiatori<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Portatosi questi in Costantinopoli nell&#8217;anno 1463, dopo l&#8217;espugnazione fatta dall&#8217;imperatore turco della citt\u00e0 di <em>Metellino<\/em>, ivi dal vescovo della detta citt\u00e0 intese che tra le altre reliquie arrivate in potere del turco nella fatale conquista vi era la mano incorrotta della gran <em>vergine Santa Marta<\/em>. Ansioso dunque il buon gentiluomo di levare dalle mani dei barbari s\u00ec prezioso tesoro, adoper\u00f2 il mezzo di uno dei medici del gran signore nominato <strong>Giacomo<\/strong>, e per di lui opera non risparmiando a spese ottenne la detta venerabile reliquia, obbligandosi con voto di presentarla alla chiesa ad essa santa dedicata in Venezia. Ademp\u00ec tosto che arriv\u00f2 in patria il <strong>Contarini<\/strong> la sua promessa, e per maggior chiarezza del fatto addusse alcuni testimoni, che interrogati giurarono ci\u00f2 essere vero, e ben saperlo, perch\u00e9 al tempo dell&#8217;acquisto della sacra mano erano presenti in Costantinopoli, dove riseppero il tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questa, che per essere della santa titolare, si deve sembrare la pi\u00f9 preziosa, aggiungersi devono altri venerabili tesori devotamente custoditi in questa chiesa, e sono, il corpo di <em>Sant&#8217;Agapito<\/em> martire; i capi di <em>San Celso<\/em> e di <em>Santa Trienia<\/em> pure martiri, che dai cimiteri romani, ove riposavano, furono tradotti in Venezia, e donati a questo monastero; un osso dei <em>fanciulli Martiri di Betlemme<\/em>; una mascella di Santa Sabina martire; ed un osso del <em>martire San Damiano<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel mentre che il monastero nel suo materiale, e nell&#8217;ampiezza del suo recinto andava dilatandosi, la spirituale sua struttura dell&#8217;osservanza, e del religioso costume andava di giorno in giorno minorandosi. Che per\u00f2 <strong>Antonio Contarini<\/strong> piissimo patriarca di Venezia, mentre con l&#8217;autorit\u00e0 apostolica andava riformando gli sconcertati monasteri della sua diocesi, rivolse la pastorale sua provvidenza anche a questo di <em>Santa Marta<\/em>, e non ritrovando in esso chi potesse intraprendere la grande opera della riforma, divise il monastero, e raccolte in una parte le antiche abitatrici conventuali, vi introdusse nell&#8217;altra cinque monache osservanti tratte dal <em>Monastero di San Giuseppe<\/em>, in cui si professava la regola di <em>Sant\u2019Agostino<\/em>. Le visit\u00f2 poi il zelante prelato alcuni giorni dopo la loro introduzione, e costitu\u00ec la pi\u00f9 idonea fra esse in coadiutrice dell\u2019abadessa delle conventuali, consegnando le chiavi e l\u2019amministrazione del monastero secondo la facolt\u00e0 impartitagli dall&#8217;apostoliche costituzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quantunque per\u00f2 il monastero, in cui le nuove abitatrici erano accolte fosse stato sin dalla sua fondazione istituito sotto la regola di <em>San Benedetto<\/em>, contuttoci\u00f2 il buon patriarca concesse loro il continuare nell&#8217;abito e nell&#8217;osservanza dell&#8217;ordine di <em>Sant&#8217;Agostino<\/em>, a cui arruolate si erano nei <em>chiostri di San Giuseppe<\/em>, e di pi\u00f9 permise, che nel medesimo istituto vestite fossero, e professassero le donzelle da loro ammesse alla religione. Nato poi sopra tal punto qualche non irragionevole dubbio, credettero di dover accorrere alla suprema autorit\u00e0 di <strong>Clemente VII<\/strong>, per poter tanto esse, quanto le altre da loro vestite vivere quietamente, e morire nella professione della regola agostiniana, come se il <em>monastero di Santa Marta<\/em> fosse stato dal punto del loro ingresso trasferito dall&#8217;istituto di <em>San Benedetto<\/em> a quello di <em>Sant&#8217;Agostino<\/em>. (1)<\/p>\n<p><strong>Visita della chiesa (1733)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #e6d3d3;\">La tavola dell&#8217;altare maggiore con <em>Cristo e i Santi Marta, Maddalena, San Carlo, e Francesco<\/em> \u00e8 opera di <strong>Leandro Bassano<\/strong>. Dal destro lato di quella cappella vi \u00e8 la <em>Manna nel Deserto<\/em> di <strong>Andrea Vicentino<\/strong>, ed al di sopra vi \u00e8 una copia del <em>convitto di Paolo<\/em>, che \u00e8 in Refettorio di San Sebastiano. Segue la tavola con <em>Cristo morto<\/em> opera della scuola dei <strong>Bassani<\/strong>. Passata la porta vi \u00e8 la tavola con la <em>Comunione di Santa Maria Maddalena<\/em>; opera di <strong>Domenico Tintoretto<\/strong>. Vi \u00e8 poi l&#8217;altra tavola con la <em>Santissima Trinit\u00e0, ed abbasso San Filippo Neri, ed altre Sante<\/em>, di <strong>Bernardino Prudenti<\/strong>. In faccia a quella vi \u00e8 la palla col <em>martirio di San Lorenzo<\/em> opera bella di <strong>Odoardo Fialetti<\/strong>. Segue dopo questa, l&#8217;altra tavola col <em>Salvatore in aria, e molti angeli<\/em>, e abbasso i <em>Santi Girolamo ed Agostino<\/em> una delle belle di <strong>Montemezzano<\/strong>. Vi \u00e8 poi l&#8217;altra palla della <em>Madonna di Reggio, e San Giuseppe<\/em>, e in aria due puttini opera delle pi\u00f9 belle di <strong>Matteo Ingoli<\/strong>. Sopra il detto altare vi \u00e8 la <em>Resurrezione di Cristo<\/em> del Cav. <strong>Bambini<\/strong>. Segue la <em>Probatica piscina<\/em>, opera celebre di <strong>Santo Piatti<\/strong>. Si vede poi <em>Cristo, che sana molti infermi<\/em> dello stesso autore. Dopo l&#8217;organo vi \u00e8 <em>Cristo, che scaccia i mercanti dal Tempio<\/em>; opera di <strong>Domenico Clavarino<\/strong>. Sopra il coro la <em>Moltiplicazione del Pane e dei pesci<\/em> \u00e8 opera d&#8217;<strong>Antonio Zanchi<\/strong>. Al disotto <em>Lazzaro risuscitato<\/em> \u00e8 di <strong>Pietro Ricchi,<\/strong> e <em>Cristo, che va in Gerusalemme<\/em> \u00e8 opera d&#8217;<strong>Antonio Zanchi<\/strong>, fatta nella scuola di <strong>Francesco Ruschi<\/strong>. Il <em>battesimo di Cristo<\/em>, e la nascita fono opere di <strong>Cristoforo Tasca<\/strong>, come pure il quadro sopra l&#8217;altare di <em>San Lorenzo<\/em>. Segue la <em>trasfigurazione<\/em>, opera del Cav. <strong>Bambini<\/strong>, Il soffitto, adornati, e pittura \u00e8 tutto del <strong>Lambranzi<\/strong>. Nella sacrestia la tavola con la <em>Santissima Trinit\u00e0<\/em> \u00e8 di <strong>Domenico Tintoretto<\/strong>. L&#8217;altro quadretto dell&#8217;<em>Annunziata<\/em> \u00e8 dello stesso autore. Una mezza figura di un <em>Salvatore<\/em> vicino alla detta sacristia \u00e8 della scuola di <strong>Tiziano<\/strong>. (2) <\/span><\/p>\n<p><strong>Eventi pi\u00f9 recenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #ded9d9;\">Il Monastero venne chiuso nel 1808, ridotto a magazzino, indi demolito. La chiesa sussiste ancora, nell&#8217;interno del confine ferroviario. Nel Novecento dell&#8217;originario assetto dell&#8217;area nulla \u00e8 rimasto, causa l&#8217;organizzazione delle strutture del nuovo porto e la successiva realizzazione del terminal automobilistico di piazzale Roma e della stazione marittima. La chiesa, deperita (per uso magazzino) e inglobata tra moderne strutture e parcheggi, \u00e8 sopravvissuta alla radicalit\u00e0 dei cambiamenti, beneficiando negli anni 2000 un totale restauro con riconversione, che ne ha fatto un luogo di convegni ed esposizioni. (3)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della citt\u00e0 di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra &#8211; Venezia 1733)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(3) <a href=\"_wp_link_placeholder\" data-wplink-edit=\"true\">https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Chiesa_di_Santa_Marta_(Venezia)<\/a><\/p>\n<style id=\"bwg-style-0\">      #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 #bwg_mosaic_thumbnails_div_0 {        width: 100%;        position: relative;        background-color: rgba(255, 255, 255, 0.00);        text-align: center;        justify-content: center;                  margin-left: auto;          margin-right: auto;                    padding-left: 4px;          padding-top: 4px;                }          #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_spun_0 {        display: block;        position: absolute;\t\t\t\tborder-radius: 0;\t\t\t\tborder: 0px none #CCCCCC;    \t\t    \t\tbackground-color:rgba(0,0,0, 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Chiesa secolarizzata, monastero demolito Storia della chiesa e del monastero All&#8217;estremo angolo di Dorsoduro si vedeva il monastero dedicato alla grande ospite del Signore la vergine Santa Marta. Ne fu la fondatrice l&#8217;onesta matrona Giacomina Scorpioni, abitante nella parrocchia di San Nicol\u00f2, la quale mossa da impulso di carit\u00e0 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":1526,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[10,99],"tags":[143,149,170,171],"class_list":{"0":"post-1096","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-chiese","8":"category-monasteri","9":"tag-chiesa-di-santa-marta","10":"tag-monastero-di-santa-marta","11":"tag-parrocchia-di-san-nicolo-dei-mendicoli","12":"tag-sestiere-di-dorsoduro"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/DSC_3355.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1096","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1096"}],"version-history":[{"count":42,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1096\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":99444,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1096\/revisions\/99444"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1526"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1096"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1096"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1096"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}