{"id":101860,"date":"2023-09-15T05:53:05","date_gmt":"2023-09-15T05:53:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=101860"},"modified":"2024-02-03T07:34:17","modified_gmt":"2024-02-03T07:34:17","slug":"i-festini-e-i-balli-dei-veneziani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=101860","title":{"rendered":"I festini e i balli dei veneziani"},"content":{"rendered":"\n<h3>I festini e i balli dei veneziani<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Specialmente nel secolo XVI grande era il lusso che i Veneziani pi\u00f9 ricchi spiegavano nei festini e nei balli. Le stanze ricoperte d&#8217;arazzi e di specchi, le vesti di seta e di velluto d&#8217;ogni colore, gli ornamenti d&#8217;oro e di gemme, la belt\u00e0 dei volti femminili, presentavano, al chiarore delle torce, e delle lumiere, uno spettacolo fantastico e delizioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per lo pi\u00f9, precedevano i banchetti rallegrati da scelta musica, nei quali si imbandivano fagiani, pavoni, selvaggine, uccelli, pesci squisiti, erbe e frutta d&#8217;ogni sorte, marzapani, confetti, vini Italiani, di Grecia, e d&#8217;altre regioni. Brillavano le mense per il vasellame d&#8217;oro e d&#8217;argento, e per candelabri, e trionfi, ripieni di dolci, del medesimo metallo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi si scorgevano molte figure di zucchero, che, dopo la festa si dispensavano in regalo alle dame, e talvolta erano di zucchero anche i piatti, le tovaglie, le salviette, i coltelli, e le forchette, arnesi tutti cos\u00ec bene imitati che <strong>Enrico III<\/strong> di Francia, invitato ad una refezione in Arsenale, non s&#8217;accorgeva dell&#8217;artificio, se non quando, volendo spiegare la salvietta, essa rompevasi, e cadeva a briccioli in terra. Fu d&#8217;uopo che si cercasse di moderare tanto scialacquo con replicati decreti, i quali ritrovavano ben poca ubbidienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ai banchetti tenevano dietro i balli, un esatto ragguaglio dei quali ci d\u00e0 il libro intitolato il <em>Ballerino<\/em>, pubblicato per la prima volta in Venezia nel 1581 da <strong>Fabrizio Caroso da Sermonetta<\/strong>. In quel libro vi sono alcuni balli dedicati a gentildonne Veneziane. Imperocch\u00e8, oltre l&#8217;<em>Alba Novella<\/em>, e l&#8217;<em>Alta Regina<\/em> dedicati a <strong>Bianca Cappello<\/strong>, gi\u00e0 divenuta granduchessa di Toscana, ritroviamo il <em>Ballo del Fiore<\/em>, dedicato a <strong>Laura Moro Contarini<\/strong>, e quello del <em>Piantone<\/em> a <strong>Graziosa Bembo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per solito poi ogni festa terminava col ballo del <em>Cappello<\/em>, che ci piace descrivere con la scorta del <strong>Rossi<\/strong>, nella sua opera <em>Leggi ed i Costumi dei Veneziani<\/em>. In questo ballo la donna si alzava dalla sedia per invitare l&#8217;uomo a danzare. Allora l&#8217;invitato, in segno di adesione, si levava il berretto, e lo posava sul capo della donna, che poco appresso se lo toglieva, lo baciava, e lo riponeva sul capo del compagno, per poi tornare a porselo sul proprio, in modo vezzoso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allora incominciavano le danze. La bravura della donna consisteva nello stancare il ballerino, e quando questi mostrava il desiderio di sedere per riprendere fiato, essa continuava a girare affatto sola, cercando qualche altro, il che soleva destare in molti dolci speranze. Ma la scaltra li faceva penare, fingendo, col furbesco muovere delle pupille, e con seducenti smancerie, di voler dare la preferenza ora a questo, ed ora a quello. Guidata dal capriccio, talora si presentava a chi sonnacchioso, o pensando a tutt&#8217;altro, sedeva, e lo faceva forzatamente danzare, n\u00e8 lo lasciava finch\u00e8 egli, fra le beffe, non si fosse dato per vinto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si deve confessare che questo ballo era alquanto licenzioso per gli atti, e le movenze troppo libere delle donne, le quali, col berretto in capo, rappresentavano la parte delle emancipate, quasi avessero avuto piena balia di fare ci\u00f2 che volevano degli uomini sberrettati. E perci\u00f2 venne pi\u00f9 volte proibito, quantunque si legga nel <strong>Sanudo<\/strong> che nel 1518 vi presero parte nel palazzo Corner due cardinali, in occasione d&#8217;una festa mascherata datasi in onore del cardinale <strong>Cybo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Festini alquanto pi\u00f9 modesti erano quelli, che in tempi meno lontani si tenevano in una sala presa a pigione, col permesso dei magistrati, da qualche impresario. Risplendeva sull&#8217;uscio, come segnale, una lanterna inghirlandata d&#8217;erbe e di fiori. Tutti potevano entrare con maschera, o senza, e ballare al suono di pochi strumenti, e talvolta d&#8217;un solo violino, o d&#8217;una sola spinetta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo alcuni giri, l&#8217;impresario andava a riscuotere dai danzatori un piccolo tributo in danaro, ed aveva cura perch\u00e9 in una stanza vicina chi voleva mangiare o bere, potesse soddisfare il proprio desiderio. Da principio, l&#8217;impresa dei festini veniva per solito assunta dai domestici degli esteri ambasciatori, che, ritrovando la cosa poco decente, presero in seguito il partito di proibirla, dietro l&#8217;iniziativa dell&#8217;ambasciatore di Francia. Al descritto divertimento accorrevano non di rado anche i patrizi, specialmente se davano la caccia a qualche mascheretta, che s&#8217;intanava in quei recinti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche i popolani ballavano nelle loro case, o nelle pubbliche strade, massime la cos\u00ec detta <em>Furlana<\/em>, di cui cos\u00ec parla l&#8217;illustratore dei <em>Disegni<\/em> del <strong>Grevembroch<\/strong>: &#8220;<em>Non v&#8217;era danza pi\u00f9 gradita quanto quella tradotta dal Friuli, nella quale le donne erano s\u00ec svelte ed agili che l&#8217;uomo, quantunque robusto e giovane, appena poteva secondarle. Le giornate festive, per essere disoccupate dal lavoro, a meraviglia accontavano alle femmine popolari, le quali in luoghi poco distanti dalle loro case e senza strumenti musicali, ma solo dal maneggio d&#8217;alcuni cembali prendevano lena, stimandosi le pi\u00f9 scelte del sestiere di Castello per possedere di stancare il compagno<\/em>&#8220;. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giuseppe Tassini. Feste, spettacoli, divertimenti e piaceri degli antichi veneziani. Venezia. Stabilimento Tipografico Fontana. 1891<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"I festini e i balli dei veneziani Specialmente nel secolo XVI grande era il lusso che i Veneziani pi\u00f9 ricchi spiegavano nei festini e nei balli. 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