{"id":101858,"date":"2023-09-28T04:18:16","date_gmt":"2023-09-28T04:18:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=101858"},"modified":"2024-02-03T07:20:06","modified_gmt":"2024-02-03T07:20:06","slug":"i-caffe-dei-veneziani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=101858","title":{"rendered":"I caff\u00e8 dei veneziani"},"content":{"rendered":"\n<h3>I caff\u00e8 dei veneziani<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gian Francesco Morosini<\/strong>, <em>bailo<\/em> a Costantinopoli, cos\u00ec scriveva nella sua <em>Relazione della Porta Ottomana<\/em>, letta in senato nel 1585: <em>Quasi di continuo stanno<\/em> (i Turchi) <em>a sedere, e, per trattenimento, usano di bere pubblicamente, cos\u00ec nelle botteghe, come anco per le strade, non solo uomini bassi, ma ancora dei pi\u00f9 principali, un&#8217;acqua negra, bollente quanto possono sofferire, che si cava di una semente, che chiamano cave\u00e8, la quale dicono che ha la virt\u00f9 di far star l&#8217;uomo svegliato<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest&#8217;acqua nera aveva fatto capolino anche a Venezia nel successivo secolo XVII, e gi\u00e0 nel 1683 si vendeva in una bottega posta sotto le Procuratie Nuove. Ad essa altre se ne aggiunsero con il progressivo decorrere degli anni, per opera segnatamente di alcuni mercanti Arabi, ed Armeni, e dei Grigioni, quantunque da bel principio si chiamassero <em>Botteghe da Acque<\/em>, considerandosi, quale spaccio principale nelle medesime, le acque, o, come si direbbe adesso, le <em>conserve agghiacciate<\/em>. Siffatte botteghe nel 1759 si limitarono, per legge, al numero di 206.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lungo sarebbe il nominare tutti i Caff\u00e8 di Venezia, e perci\u00f2 ci accontentiamo di dare una rapida occhiata a quelli soltanto del sestiere di San Marco, incominciando dalla Piazza. Sotto le Procuratie Vecchie vengono registrati dalle memorie del secolo scorso i Caff\u00e8 del <em>Re di Francia<\/em>, dell&#8217;<em>Abbondanza<\/em>, di <em>Pitt l&#8217;Eroe<\/em>, della <em>Regina d&#8217;Ungheria<\/em>, dell&#8217; <em>Orfeo<\/em>, del <em>Redentore<\/em>, del <em>Coraggio<\/em>, della <em>Speranza<\/em>, e dell&#8217;<em>Arco Celeste<\/em> (ora degli <em>Specchi<\/em>). Sotto le Procuratie Nuove esistevano in quella vece i Caff\u00e8 della <em>Venezia Trionfante<\/em>, dell&#8217;<em>Angelo Custode<\/em>, del <em>Duca di Toscana<\/em>, del <em>Buon Genio<\/em>, del <em>Doge<\/em>, dell&#8217;<em>Imperatore<\/em>, dell&#8217;<em>Imperatrice delle Russie<\/em>, del <em>Tamerlano<\/em>, della <em>Fortuna<\/em>, di <em>Diana<\/em>, o degli <em>Specchi<\/em>, della <em>Dama Veneta<\/em>, dell&#8217;<em>Aurora<\/em>, della <em>Pianta d&#8217;Oro<\/em>, o dell&#8217;<em>Arabo<\/em> (che, per debiti del conduttore, venne fatto chiudere dal Governo nel 1757), delle <em>Piastrelle<\/em>, e della <em>Pace<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra i citati caff\u00e8 delle Procuratie Nuove merita particolare ricordo quello della <em>Venezia Trionfante<\/em>, che oggid\u00ec viene chiamato <em>Florian<\/em>, essendo stato aperto, circa al 1720, da <strong>Floriano Francesconi<\/strong>, un nipote del quale, per nome <strong>Valentino<\/strong>, comper\u00f2 nel 1802 lo stabile dalla famiglia <strong>Lio<\/strong>, e si rese celebre per aver ospitato nella sua casa, sita in <em>Campo Rusolo<\/em>, a San Gallo, il grande <strong>Canova<\/strong>, col\u00e0 decesso nel 1822.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E neppure vanno dimenticati il caff\u00e8 dell&#8217;<em>Aurora<\/em>, aperto nel 1723 da un tal <strong>Giuseppe Boduzzi<\/strong>, per la splendidezza dei vasellami e delle porcellane, n\u00e8 il caff\u00e8 della <em>Fortuna<\/em> per la memoria del buon pittore <strong>Gaspare Diziani<\/strong>, col\u00e0 spirato all&#8217;improvviso il 12 Agosto 1767.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi poi avesse voluto abbandonare la Piazza, ed avviarsi verso San Mois\u00e8, avrebbe ritrovato il caff\u00e8, presso il Ridotto, tenuto da un <strong>Liberale Simonetti<\/strong>, decesso il 14 Settembre 1763, lasciando ricca facolt\u00e0. E poco oltre, il caff\u00e8 dei <em>Mori<\/em>, e quindi quello delle <em>Rive<\/em> sopra cui vi era un casino di societ\u00e0 appellato dei <em>Mami<\/em>, perch\u00e8 frequentato da gentiluomini vecchi e baggei. <strong>Pietro Gradenigo<\/strong> nei suoi Notatori ricorda che <strong>Giovanni Benesso<\/strong>, padrone del caff\u00e8 delle <em>Rive<\/em> in <em>Campo di San Mois\u00e8,<\/em> spese, dal 1742 al 1764, fra caff\u00e8, zucchero, cioccolata, ed altre cose necessarie al di lui esercizio, trentaquattromila zecchini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la <em>Frezzeria<\/em> vantava i suoi caff\u00e8. Si legge che col\u00e0 ne fu aperto uno nel 1762 da un <strong>Antonio Benintendi<\/strong>, con numerose lumiere di cristallo del Briatti ad uso Inglese, vasi, bottiglie, ecc. Il locale era lastricato con eleganza, ed aveva le pareti, ed il soffitto dipinti da lodato pennello. Troviamo per\u00f2 che troppo vi allignava il libertinaggio, per cui nel 1766 si proib\u00ec alle donne, quantunque nobili, di frequentarlo. Altro caff\u00e8 della Frezzeria era quello di <em>Stefano<\/em>, n\u00e8 si doveva spendere molti passi per ritrovare, nella prossima <em>Calle dei Fuseri<\/em>, quello del <em>Gobbo<\/em>, cos\u00ec detto perch\u00e8 condotto da un <strong>Paolo del Mestro<\/strong>, che aveva questa imperfezione, e venne a morire nel 1773. Qui si radunavano all&#8217;epoca democratica alcune persone, che solevano scherzare, e ben meritevolmente, sulla falopa, o bugia, del promesso tempo felice, laonde ne sorse poscia, auspice l&#8217;abate <strong>Giuseppe Cosmici<\/strong>, il <em>Casino Falopiano<\/em>, che vive tuttavia, quantunque di vita poco rigogliosa, in <em>Calle Bembo<\/em> a San Luca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Progredendo, potevi scorgere il caff\u00e8 in <em>Campo di San Bartolomeo<\/em>, e, retrocedendo, quello in <em>Calle delle Acque<\/em>, attiguo alla riva, lodato dal <strong>Coronelli<\/strong> nella sua <em>Guida<\/em> del 1724, e ritrovo di dame e cavalieri, che si abbandonavano agli eccessi del giuoco, col\u00e0 proibito colla legge 10 Novembre 1756. Veniva quindi, in <em>Merceria di San Giuliano<\/em>, il caff\u00e8 di <em>Menegazzo<\/em>, che portava tal nome perch\u00e8 n&#8217;era con duttore un <strong>Menico<\/strong>, uomo di grossa corporatura. In questo Caff\u00e8, che ai nostri tempi venne, quantunque per poco, riaperto all&#8217;insegna del <em>Trovatore<\/em>, praticavano vari letterati, fra cui il <strong>Baretti<\/strong>, i due <strong>Gozzi<\/strong>, e <strong>Daniele Farsetti<\/strong>. E fu qui che quest&#8217;ultimo, dopo avere un bel d\u00ec del 1745 ascoltato, fra le risa degli amici, certa scipita canzone di sacro argomento, recitata dal prete <strong>Giuseppe Sacchellari<\/strong>, statuiva di fondare l&#8217;<em>accademia dei Granelleschi<\/em>, eleggendovi a principe il <strong>Sacchellari<\/strong> medesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non lontano dal caff\u00e8 di <em>Menegazzo<\/em> era quello d&#8217;<em>Ancillotto<\/em>, ovvero di <em>Spadaria<\/em> (ora trattoria alle <em>Tre Stelle<\/em>), ove pure frequentava il <em>Baretti<\/em> col suo avversario prete <strong>Biagio Schiavo<\/strong>, ed ove, volendosi, secondo la tradizione, aprire dai Giacobini negli ultimi tempi della Repubblica un gabinetto di libri e giornali venuti di Francia, fu spedito sopra luogo il terribile <strong>Cristofolo dei Cristofoli<\/strong>, <em>fante dei Cai<\/em>, il quale, tratto da parte il caffettiere, gli disse essere ordine degli <em>Inquisitori<\/em> che il primo a metter piede nel nuovo gabinetto dovesse, senza indugio, presentarsi al loro tribunale. Ci\u00f2 valse ad impedire l&#8217;ideata apertura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quasi dietro, scorgevasi il caff\u00e8 dei <em>Secretar\u00ee<\/em>, aperto tuttora, ed in cotal modo appellato perch\u00e8 vi frequentavano i secretari della Serenissima, e poi il caff\u00e8 di <em>Campo della Guerra<\/em>, il cui padrone <strong>Antonio Bresciani<\/strong> fu il primo, circa l&#8217;anno 1720, ad ingrandire le tazze da caff\u00e8, facendosele pagare non pi\u00f9 due, ma cinque soldi. Vi concorrevano in copia i gentiluomini, e vi furono invitati anche principi esteri durante il loro soggiorno a Venezia, come <strong>Federico Augusto<\/strong> <em>elettore di Sassonia<\/em>, e poi re di Polonia, nonch\u00e8 <strong>Carlo<\/strong> <em>elettore di Baviera<\/em>.&nbsp;Altro caff\u00e8 di rinomanza era quello dei <em>Due Ricordi<\/em> in <em>Merceria dell&#8217;Orologio<\/em>, condotto nel 1760 da un <strong>Francesco Pigozzo<\/strong>, bravo confezionatore di eccellenti rosoli, e di squisiti gelati in forma di frutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma eccoci di bel nuovo alla <em>Piazza di San Marco<\/em>, e col\u00e0 ti si presentava, presso San Basso, il caff\u00e8 dei <em>Due Leoni<\/em>. Succedevano in <em>Calle Larga<\/em> il caff\u00e8 degli <em>Specchi<\/em> (pi\u00f9 tardi della <em>Vittoria<\/em>), il caff\u00e9 della <em>Nave<\/em>, e quello dell&#8217;<em>Alessandria<\/em>. Chiudeva la serie il caff\u00e8 al <em>Ponte dell&#8217;Angelo<\/em>, celebre anch&#8217;esso pel casino da giuoco apertosi nelle stanze superiori, e perch\u00e8 vi conveniva una brigata di patrizi <em>barnaboti<\/em> malcontenti del governo, ed aspiranti a novit\u00e0, presieduta dal procuratore <strong>Giorgio Pisani<\/strong>, che nel 1780 venne imprigionato nel castello di Verona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene i nostri caff\u00e8 non potessero vantare un tempo la splendidezza moderna, ma fossero, parlando in generale, bassi, disadorni, e nei primordi mancanti perfino di vetri, a schermo delle intemperie, erano assai frequentati tanto dal sesso maschile, quanto dal femminile. Specialmente di sera, potevano rassomigliarsi ad altrettanti teatri. Chi ciarlava, chi giuocava, chi mangiava e beveva, chi caritatevolmente criticava il prossimo, chi avanzavasi a far d&#8217;occhietto alle belle, chi intavolava qualche pratica amorosa, e tutto ci\u00f2 in mezzo ad un grande frastuono, ed un continuo andirivieni di persone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalle botteghe di caff\u00e8 trasse talvolta il <strong>Goldoni<\/strong> le ispirazioni per le proprie immortali commedie. Allorquando poi sopravveniva la stagione delle maschere, la calca cresceva, e per godere dello spettacolo, solevano accorrere per tempo ai caff\u00e8 le dame, e le altre donne calcolate civili, portando molte il cappello tripuntito, ed il tabarro di manto nero in segno di maschera, quantunque non avessero larva sul viso, il che non avrebbero potuto fare, se non altro, pel caldo eccessivo. Dice la <em>Gazzetta Urbana<\/em> del 18 febbraio 1789: &#8220;<em>I caff\u00e8 di Stefano, dei Mori, e delle Rive, che sono i ridotti dei morbinosi, ricevono in folla le maschere che tornano dai teatri, ed a mezzanotte tutte le stanze sono piene . Quante persone si trovano che godono delle delizie, dove tante altre proverebbero un martirio! Un caldo che affanna, una calca che opprime, uno strepito che assorda spaventano l&#8217;immaginazione di chi ama la quiete, e si vuol divertire con decenza e comodo, ma i nostri giovanotti di buon tempo starebbero anche sulle brace dove vi son femmine, e certe femmine, che cercano avventure, e godono di sentirsi dire delle belle cose da chi le conosce, e da chi non le conosce, vorrebbero carnovale tutto l&#8217;anno, e le notti lunghe come le settimane, pel solo piacere di queste tumultuose riduzioni<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto, i nostri caff\u00e8 non sempre si mantennero nella moderazione dovuta. Ce ne possono far fede due decreti, l&#8217;uno in data 8 agosto 1748 col quale comandavasi ai caffettieri di levare le sedie sotto le Procuratie alle ore 24, e di chiudere le botteghe a due ore di notte; l&#8217;altro in data 22 giugno 1767 col quale proibivasi ai caffettieri medesimi d&#8217;accogliere femmine nella stagione in cui erano proibite le maschere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giuseppe Tassini. Feste, spettacoli, divertimenti e piaceri degli antichi veneziani. Venezia. Stabilimento Tipografico Fontana. 1891<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"I caff\u00e8 dei veneziani Gian Francesco Morosini, bailo a Costantinopoli, cos\u00ec scriveva nella sua Relazione della Porta Ottomana, letta in senato nel 1585: Quasi di continuo stanno (i Turchi) a sedere, e, per trattenimento, usano di bere pubblicamente, cos\u00ec nelle botteghe, come anco per le strade, non solo uomini bassi, ma ancora dei pi\u00f9 principali, [...]","protected":false},"author":2,"featured_media":102229,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[218,4686],"tags":[4513],"class_list":["post-101858","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-feste","category-giuseppe-tassini","tag-https-www-conoscerevenezia-it-p101858"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/Longhi-la-bottega-del-caff\u00e8.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/101858","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=101858"}],"version-history":[{"count":14,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/101858\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":104418,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/101858\/revisions\/104418"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/102229"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=101858"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=101858"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=101858"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}