{"id":101856,"date":"2023-09-20T05:52:06","date_gmt":"2023-09-20T05:52:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=101856"},"modified":"2024-02-03T07:33:39","modified_gmt":"2024-02-03T07:33:39","slug":"i-teatri-dei-veneziani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=101856","title":{"rendered":"I teatri dei veneziani"},"content":{"rendered":"\n<h3>I teatri dei veneziani<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;origine della commedia si pu\u00f2 rintracciare fra noi nelle cos\u00ec dette <em>momarie<\/em>, o <em>bombarie<\/em>, che solevano rallegrare i banchetti nuziali, ma che poi si diedero anche in occasione d&#8217;altri festeggiamenti, introducendovi gli Dei del paganesimo, od altri allegorici personaggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A poco, a poco, e questo fu nel principio del secolo XVI, tali rappresentazioni assunsero una forma pi\u00f9 regolare a merito specialmente del Lucchese <strong>Francesco de Nobili<\/strong>, detto <em><strong>Cherea<\/strong><\/em>. Egli tradusse alcune commedie di <strong>Plauto<\/strong> e di <strong>Terenzio<\/strong>, ed altre ne compose di nuove, sostenendo le parti di poeta insieme, e di attore. Furono di lui imitatori <strong>Antonio Molino<\/strong>, soprannominato il <em><strong>Burchiella<\/strong><\/em>, che parlava in lingua Greca e Schiavona, corrotta con l&#8217;Italiana; <strong>Armonio<\/strong> frate Crocifero, ed organista della basilica di San Marco; <strong>Valerio Zuccato<\/strong> dal mosaico; una <strong>Polonia<\/strong>, che poi dello <strong>Zuccato<\/strong> divenne sposa; <strong>Angelo Ruzzante<\/strong>, soprannominato <em><strong>Beolco<\/strong><\/em>, ed <strong>Andrea Calmo<\/strong>. In tal modo il genio comico and\u00f2 rafforzandosi, finch\u00e8, massime per opera di <strong>Carlo Goldoni<\/strong>, il quale sband\u00ec dalle scene le cos\u00ec dette commedie a soggetto, ottenne pieno sviluppo fra noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dapprima le rappresentazioni succedevano nei palazzi degli ottimati, oppure nei conventi sopra mobili palchi. La gloria della fondazione del primo teatro era riservata alla <em>compagnia della Calza<\/em> chiamata dei <em>Sempiterni<\/em>, che nel 1565 ne fece sorgere uno di legno nell&#8217;atrio del monastero della Carit\u00e0, sopra disegno del grande architetto <strong>Palladio<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dietro questo esempio si fabbricarono il teatro denominato <em>Vecchio<\/em> in <em>Corte Michiel<\/em> a San Cassiano, un&#8217;altro nella stessa parrocchia, perci\u00f2 denominato <em>Nuovo<\/em>, uno ai Santi Giovanni e Paolo, presso le <em>Fondamente Nuove<\/em>, uno a San Mois\u00e8, un&#8217;altro ai Santi Giovanni e Paolo, ove poi fu la <em>Cavalerizza<\/em>, quello di San Salvatore, detto volgarmente di San Luca, ora <em>Goldoni<\/em>, quello di Sant&#8217; Angelo, quello di San Samuele, poi <em>Camploy,<\/em> quello di San Giovanni Grisostomo, ora Malibran, quello di San Benedetto, ora <em>Rossini<\/em>, e finalmente nel 1792 quello della <em>Fenice<\/em>. Altri piccoli teatri, alcuni dei quali ebbero corta vita, si aprirono in altre contrade, come a Sant&#8217;Apollinare in <em>Corte Petriana<\/em>, ai Santi Apostoli in <em>Calle dei Proverbi,<\/em> a San Gregorio ai <em>Saloni<\/em>, in Cannaregio al <em>Sottoportico Scuro<\/em>, a San Fantino presso il <em>Sottoportico della Malvasia Vecchia<\/em>, a Santa Sofia in <em>Calle dell&#8217;Oca<\/em>, in Campo dei Carmini ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I nostri teatri schiudevano i loro battenti verso la met\u00e0 d&#8217;Ottobre. Nella sala non vi erano lampioni, n\u00e8 lampade, e soltanto, prima che si alzasse il sipario, si accendevano ai due lati della scena due lucignoli ad olio, posti in cima a due torce di legno, che, incominciato lo spettacolo, si spegnevano, per dar luogo ai soli lumi della ribalta, mentre i professori d&#8217;orchestra dovevano accontentarsi del fioco chiarore tramandato da alcune candele di sego. Ben \u00e8 vero che talvolta spuntava qualche illuminazione nei palchetti, ove, fra un atto e l&#8217;altro, si cenava senza riguardo, e con chiasso importuno, non essendo raro il caso che si sputasse dall&#8217;alto, o si gettassero mozziconi di candela sulla testa dell&#8217;umile volgo. N\u00e8 mancavano le grida di lode, o di biasimo, secondo i partiti, le risa sgangherate, i miagolii da gatto, gli starnuti, le tossi, gli sbadigli, e negli intermezzi le voci dei venditori d&#8217;acqua col mistr\u00e0, d&#8217;aranci, di mele, o pere cotte, di fritole, di scalete, od altro genere di cialde.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1637 apparve la prima opera in musica al teatro <em>Nuovo<\/em> di San Cassiano con l&#8217;<em>Andromeda<\/em>, poesia di <strong>Benedetto Ferrari<\/strong>, vestita dalle note di <strong>Francesco Manelli<\/strong>. Pi\u00f9 tardi s&#8217;aggiunsero le produzioni coreografiche propriamente dette. I Veneziani andavano pazzi per somiglianti spettacoli, sicch\u00e8 molte volte il talento degli ambasciatori all&#8217;estere corti era impiegato a provvedere le nostre scene di valorosi soggetti. I gentiluomini gareggiavano fra loro nello stendere la loro protezione sopra le vezzose cantanti e danzatrici, col patto per\u00f2 che queste avessero piet\u00e0 delle fiamme amorose che li distruggevano. E per certo, non era cosa scevra di pericolo che alcuna di esse si piantasse in capo di far la ritrosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Valga l&#8217;esempio di <strong>Stella Cellini<\/strong>, danzatrice al teatro <em>Nuovo<\/em> di San Cassiano, la quale, per non aver voluto accondiscendere alle voglie del N.U. <strong>Tommaso Sandi<\/strong>, <em>giudice alla Bestemmia<\/em>, si vide, sotto l&#8217;imputazione di pratiche scandalose perfino con Turchi, condannata allo sfratto con sentenza 29 gennaio 1780 M. V. Ma avendo presentato un&#8217;attestazione di buoni costumi del pievano della parrocchia di San Benedetto, ove abitava, alla <em>locanda dei Tre Re<\/em>, e quella di due ostetrici, che la dichiararono tuttora zittella, ebbe la compiacenza di vedere quanto prima tagliata la sentenza suddetta per opera del <em>Consiglio dei X<\/em>, laonde, in mezzo ad un subbisso d&#8217;applausi, torn\u00f2 a danzare sulle scene del suo teatro, ed i nostri gondolieri si diedero allora, celiando, a giurare non pi\u00f9 per Maria Vergine, ma per la Vergine <strong>Cellini<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I nostri teatri per\u00f2, con il volgere degli anni, andarono migliorando, ed anche materialmente si fecero pi\u00f9 luminosi, belli, ed eleganti, finch\u00e8 giunsero allo stato in cui li vediamo al l&#8217;epoca presente. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giuseppe Tassini. Feste, spettacoli, divertimenti e piaceri degli antichi veneziani. Venezia. Stabilimento Tipografico Fontana. 1891<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"I teatri dei veneziani L'origine della commedia si pu\u00f2 rintracciare fra noi nelle cos\u00ec dette momarie, o bombarie, che solevano rallegrare i banchetti nuziali, ma che poi si diedero anche in occasione d'altri festeggiamenti, introducendovi gli Dei del paganesimo, od altri allegorici personaggi. 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