{"id":101116,"date":"2023-07-14T06:08:03","date_gmt":"2023-07-14T06:08:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=101116"},"modified":"2023-07-14T06:22:19","modified_gmt":"2023-07-14T06:22:19","slug":"cecilia-venier-una-sultana-veneziana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=101116","title":{"rendered":"Cecilia Venier, una sultana veneziana"},"content":{"rendered":"\n<h3>Cecilia Venier, una sultana veneziana<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono popolari le storie di <strong>Bianca Cappello<\/strong> e di <strong>Caterina Cornaro<\/strong>, quella divenuta duchessa di Toscana, questa Regina di Cipro, ma quella che conoscono in pochi \u00e8 che una patrizia veneziana si sia seduta sul trono Ottomano e per parecchi anni sia stata arbitra delle sorti di quel potente impero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Brevemente raccontano il <strong>Sagredo<\/strong>, l&#8217;<strong>Hammer<\/strong> e lo stesso <strong>Romanin<\/strong> nella sua &#8220;<em>Storia documentata di Venezia<\/em>&#8221; che una bellissima fanciulla, appena tredicenne, appartenente alla nobile famiglia veneziana dei <strong>Baffo<\/strong>, veleggiando da Venezia a Corf\u00f9 per raggiungere il padre governatore di quell&#8217;isola, fosse rapita dai pirati turchi nel 1575, venduta al sultano <strong>Amurat<\/strong> il quale la elesse a propria moglie e ne abbe un figlio che fu poi <strong>Amurat<\/strong> o <strong>Maometto terzo<\/strong>. La storia \u00e8 vera, ma i particolari e i nomi dei personaggi non sono esatti, e di recente lo dimostr\u00f2 il professore <strong>Emilio Spagni<\/strong> con uno studio di profonda dottrina e di accurate indagini storiche pubblicato nel &#8220;<em>Nuovo Archivio Veneto<\/em>&#8220;; la sultana veneziana non era una <strong>Baffo<\/strong>, ma una <strong>Venier<\/strong>, non fu rapita nel 1575 ma nel 1537, non fu la moglie del terzo <strong>Amurat<\/strong> ma invece ne fu la madre, non visse fino 1605 ma mor\u00ec nel 1583.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima menzione della nostra Sultana si trova nella cronaca <em>Lippomano<\/em> cos\u00ec chiamata dal nome del patrizio che la scrisse: &#8220;<em>Haveva questo Amurat secondo per moglie una bellissima gentildonna Vinitiana del 1537 fo presa picciola nella isola di Paros nell&#8217;Arcipelago dove stava con li soi genitori<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa gentildonna era appunto <strong>Cecilia Venier<\/strong> figlia di sier <strong>Nicol\u00f2<\/strong> e fu rapita nel 1537 dal corsaro <strong>Kaireddin Barbarossa<\/strong> quando s&#8217;impadron\u00ec di quell&#8217;isola.&nbsp;La <strong>Cecilia<\/strong> fu destinata &#8220;<em>all&#8217;harem<\/em>&#8221; imperiale, ma per la sua rara bellezza divenne la moglie favorita del Sultano sotto il nome di <strong>Nur Banu<\/strong> che nel linguaggio figurato d&#8217;Oriente significa donna di splendore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Morto <strong>Amurat<\/strong> secondo, essa divenne sultana <em>Valid\u00e8<\/em>, imperatrice madre, e come tale esercit\u00f2 sul nuovo sultano, suo figlio <strong>Amurat<\/strong> terzo, successo al padre sul trono, un grandissimo potere, e tale fu la sua influenza da costringerlo a rimandare allora il disegno di togliere alla serenissima l&#8217;isola di Candia facendogli intendere che &#8220;<em>per modo alcuno non voleva che si facesse guerra con Vinitiani<\/em>&#8220;. E difatti per qualche anno <strong>Kaireddin Barbarossa<\/strong>, comandante supremo della flotta turca, non dette noia alle navi che battevano la bandiera di San Marco; la regina madre sorvegliava e il figlio <strong>Amurat<\/strong>, sebbene con qualche protesta, obbediva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il povero sultano circondato dai bellicosi Pasci\u00e0, informato della Lega Santa che si stava formando contro l&#8217;impero ottomano, conosciuti i formidabili armamenti fatti dai collegati, tra cui Venezia, non ascolt\u00f2 pi\u00f9 la regina madre, interruppe con lei ogni colloquio e d&#8217;accordo con i suoi generali pens\u00f2 alla difesa e all&#8217;offesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec dopo un anno di febbrili preparativi la lotta scoppi\u00f2 terribile: il 7 ottobre 1571, giorno dedicato a Santa Marina, ebbe luogo la famosa battaglia di Lepanto in cui Venezia aveva mandato centoquindici navi al comando del celebre &#8220;<em>generale da mar<\/em>&#8221; <strong>Sebastiano Venier<\/strong>, flotta formidabile che sorpassava tutte le galere della Santa Lega unite assieme. Riepilogo di quella terribile giornata, settemila morti tra i Cristiani, tra cui cinquemila veneziani, settemila settecento feriti; le perdite dei Turchi salirono a ben ventotto mila uomini oltre a centodiasette galere e quindici galeazze che vennero ripartite tra i vincitori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Costantinopoli la notizia di simile disfatta rec\u00f2 la disperazione: <strong>Amurat<\/strong> terzo non volle veder pi\u00f9 nessuno, si rifugi\u00f2 presso la Sultana madre, ne ascolt\u00f2 i consigli, non inve\u00ec contro i Veneziani anzi con animo generoso aperse loro i suoi mercati ordinando fosse l&#8217;accoglienza secra da insulti e da prepotenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali fatti riferiti alla Repubblica di Venezia da <strong>Francesco Morosini<\/strong>, bailo a Costantinopoli, e constatato che sulla Dominante, quando lo pot\u00e8, non manc\u00f2 mai la protezione della bellissima <strong>Cecilia<\/strong>, il Senato nella sua adunanza del 24 giugno 1583 votava quasi unanime, voti favorevoli centotrentuno contrari cinque, di spendere la somma di duemila zecchini per l&#8217;acquisto di regali da inviarsi alla regina madre.&nbsp;Questo \u00e8 l&#8217;unico documento delle relazioni tra la Serenissima e <strong>Cecilia Venier<\/strong>, alla quale non restavano per\u00f2 che pochi mesi di vita, poich\u00e9 il 7 dicembre 1583 si spense verso le ore undici del mattino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cecilia Venier<\/strong> era cugina in secondo grado di <strong>Sebastiano Venier<\/strong>, l&#8217;eroe di Lepanto, ed \u00e8 curiosa coincidenza che mentre <strong>Sebastiano<\/strong> cooperava col suo valore al terribile colpo della disfatta turca nell&#8217;Arcipelago, <strong>Cecilia<\/strong> dal fondo del Serraglio cercava di governare e di dirigere le sorti dell&#8217;impero, avvolta, per noi occidentali, in quei misteriosi veli di cui l&#8217;Oriente cinge sempre le sue donne. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO. 29 ottobre 1933<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Cecilia Venier, una sultana veneziana Sono popolari le storie di Bianca Cappello e di Caterina Cornaro, quella divenuta duchessa di Toscana, questa Regina di Cipro, ma quella che conoscono in pochi \u00e8 che una patrizia veneziana si sia seduta sul trono Ottomano e per parecchi anni sia stata arbitra delle sorti di quel potente impero. 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