{"id":10027,"date":"2016-12-20T16:34:30","date_gmt":"2016-12-20T16:34:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=10027"},"modified":"2016-12-21T19:03:43","modified_gmt":"2016-12-21T19:03:43","slug":"bianca-cappello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=10027","title":{"rendered":"Bianca Cappello"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\">Bianca Cappello<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Bianca Cappello<\/strong>, figliuola di Bartolomeo Cappello, nacque in Venezia nel 1548. Morta la madre sua, e rimasta in casa senza custode, si diede a vivere un poco pi\u00f9 liberamente di quello che portava il costume delle veneziane donzelle. Si invagh\u00ec ella di Pietro, figlio di Zenobio Bonaventuri fiorentino che le stava poco discosto di casa, e che in Venezia teneva le ragioni al banco dei signori Salviati di Firenze, come quello che le aveva dato ad intendere essere uno dei Salviati. Fugg\u00ec con lui dalla casa paterna nella notte del 28 venendo il 29 novembre 1563. Si dice che nella foga Bianca sottraesse alla famiglia diverse gioie di molto valore e si vuole che la fuga sia stata occasionata da un avvenimento. Imperocch\u00e9 si narra che Bianca, di notte tempo uscita dalla casa paterna per andare a ritrovare l&#8217;amante, abbia lasciata socchiusa la porta della strada, onde potere tornarvi senza essere veduta od udita; ma che un fornaio di l\u00e0 passando, vista la porta socchiusa, credendo di far bene, la serrasse; il perch\u00e9 Bianca disperata di pi\u00f9 rientrare in casa concert\u00f2 con Bonaventuri la fuga. I documenti esaminati del ch. sig. Emanuele Cicogna dimostrano al tutto favoloso tale avvenimento; tutto concorre anzi a provare che la fuga era in addietro concertata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giunti gli amanti a Firenze, contrassero il nodo nuziale; ma frattanto la fuga\u00a0 di Bianca aveva fatto gran rumore in Venezia. Il consiglio dei Dieci ordin\u00f2 nel d\u00ec\u00a0 4 dicembre 1563 che se ne formasse rigoroso processo, e sopra querela presentata nel giorno 9 da Bartolomeo padre contra Pietro e Giambattista Bonaventuri ed altri complici, deleg\u00f2 gli avogadori del comune perch\u00e9 giudicassero secondo l&#8217;officio loro nonostante che pendesse il processo al consiglio dei X. Gli avogadori difatti nel 3 gennaio 1564 emanarono bando capitale contro l&#8217;assente Pietro Bonaventuri, e nel 20 settembre 1664, sentenza intorno all&#8217;allora defunto Giambattista suo zio ed altri complici. Lo stesso Bartolomeo Cappello, con nuovo esempio, aggiunse un premio del proprio al premio gi\u00e0 decretato dagli avogadori di Comun da assegnarsi a chi vivo o morto desse nelle mani della giustizia il detto Pietro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si vuole che anche Bianca fosse dal Consiglio dei Dieci bandita, e che confiscati le fossero 6.000 ducati ereditati dalla madre sua; eredit\u00e0 a cui Pietro mirava nel sedurre quella fanciulla. Tuttavolta, bench\u00e9 probabilissima quest&#8217;ultima circostanza, non esistono oggid\u00ec prove che la raffermino. Bianca a Firenze, essendo bellissima giovane e di tratto amabilissimo, nello stesso primo semestre dell&#8217;anno 1564 fece conoscenza con Francesco dei Medici figlio di Cosimo I Gran Duca di Toscana, il quale saputa la fuga di lei, e le misure prese contro il Bonaventura procur\u00f2, con il mezzo del suo residente in Venezia e del nunzio Apostolico, che Bianca tornasse in grazia della Repubblica; ma il consiglio dei X non si lasci\u00f2 piegare, e rifiut\u00f2 i sei mila ducati da Bianca ereditati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cessati quindi nel 1565 i maneggi del duca colla Repubblica, Bianca divenne tutta cosa di lui. Pietro frattanto, vedendo Bianca legata col principe e raffreddata nell&#8217;amore coniugale, pens\u00f2 di ricambiare a quei torti frequentando Cassandra Bongianni nata Ricci; per la qual cosa erano mal veduti dalla famiglia Ricci, tanto Pietro che la stessa Cassandra. Mentre adunque Pietro si recava una notte a casa, scortato da due suoi servitori, assalito venne sul ponte della Trinit\u00e0 da oltre dodici persone. Un servo prese la fuga e l&#8217;altro cadde morto. Il Bonaventuri nondimeno, passato il ponte, pot\u00e9 ritirarsi verso casa, uccidendo uno degli aggressori; ma quivi assalito di nuovo, dopo la pi\u00f9 disperala resistenza, coperto di ferite, dovette soccombere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stesso destino ebbe Cassandra, la quale nella medesima notte o nella seguente, fu da alcuni mascherati sicari uccisa nel proprio letto, e cos\u00ec saziata venne la vendetta della famiglia Ricci. Bianca ricorse al principe per vendicare la morte del marito, ed egli promise di farlo; ma fu cos\u00ec lento che gli aggressori ebbero spazio di rifuggire in Francia. Il perch\u00e9 si deduce aver Francesco medesimo favorito l&#8217;assassinio, tanto pi\u00f9 che ebbe a confessare al teologo di corte Giambattista Confetti; non essergli stato ignoto il divisamente della famiglia Ricci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vedova rimasta Bianca avvenne che Giovanna d&#8217;Austria, arciduchessa e moglie di Francesco, sia, come dicono alcuni, per una sconciatura sofferta durante la gravidanza, sia invece dal dolore di vedere il principe suo marito, che dopo le promesse pi\u00f9 volte fattele di abbandonar Bianca era tornato con essa ed le era di nuovo infedele, venne a morte anch&#8217; ella nel 1678, non senza infondato sospetto di avvelenamento procuratole dal marito. Altro non bramava Francesco gi\u00e0 asceso al soglio fino dal 1674 per la morte di Cosimo suo padre a fine di potere liberamente\u00a0 sposare Bianca che in effetto spos\u00f2 nello stesso anno 1678, essendosene per\u00a0 altro tenuto in silenzio il matrimonio per la morte di Giovanna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passato il lutto, pubblicato il maritaggio, il Gran Duca nel 1679 lo partecip\u00f2 solennemente al doge di Venezia, chiedendo col mezzo del suo residente e con\u00a0 quello dell&#8217;ambasciatore Sforza appositamente inviato, che Bianca fosse dichiarata figlia della Repubblica, potendo cos\u00ec considerarsi di sangue principesco\u00a0 e degna di un principe e del trono. In fatti nello stesso anno il senato la dichiar\u00f2\u00a0 per figlia della repubblica e nel giorno appresso, per far cosa grata al Gran Duca, elesse a cavalieri della stola d&#8217;oro Bartolomeo padre e Vittorio fratello di Bianca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grande fu il giubilo della citt\u00e0 nostra per s\u00ec impensato avvenimento, e l&#8217;ambasciatore Sforza, incontrato da pi\u00f9 senatori all&#8217;isola della Grazia, accolto venne con ogni onore in Venezia ed alloggiato nel palazzo dei Trevisani al ponte di Canonica, divenuto allora propriet\u00e0 di Bartolomeo Cappello e fatta da esso magnificamente addobbare. Il consiglio dei X fece cancellare dai libri dell&#8217;Avogaria le memorie del delitto commesso, e nel giorno 12 ottobre 1579, stabilito per la solenne celebrazione delle nozze, invi\u00f2 il senato ambasciatori in Firenze Antonio Tiepolo e Giovanni Michele ordinando che uno di essi (e fu il Michele) dovesse pubblicamente porre in testa a Bianca una corona ducale dicendo ad alta voce come ella era vera e particolar figliuola della repubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A quella funzione intervennero anche quei della famiglia Cappello, tutta la nobilt\u00e0 fiorentina e gli ambasciatori forestieri, eccettuando per\u00f2 quello d&#8217;Austria. Fornita la funzione gli ambasciatori veneziani furono regalati dal Gran Duca di un anello del valore di 1.500 scudi, che per\u00f2 dal Senato non fu lasciato loro godere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Odioso divenne da quel momento il governo del Gran Duca per l&#8217;abuso fatto da Bianca del poter suo, e per la insolenza e la cupidigia di Vittorio Cappello fratello di lei, il quale dopo l\u2019incoronazione era rimasto a Firenze e salito in tale favore presso il Gran Duca, che gli affari tutti per le sue mani passavano. A tanto giunse il cattivo procedere di lui, che la stessa Bianca lo fece allontanare nel 1681.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vissero sul trono della Toscana Bianca e Francesco fino all&#8217;ottobre del 1587, nel qual mese Francesco ai 19 e Bianca ai 20 morirono in Poggio di Cajano. La morte loro fu attribuita a veleno procurato dal cardinale Ferdinando dei Medici, fratello di Francesco che mal vedeva sul soglio una donna di tal fatta, e che, essendo l&#8217;erede il pi\u00f9 vicino, temeva non dal maritaggio potessero nascere maschi che succedessero nel governo a Francesco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la cosa rimane tuttavia nell\u2019oscurit\u00e0. Se alcuni ne danno colpa al cardinale, altri la danno a Bianca. I primi narrano, che amando il Gran Duca certa torta\u00a0 ammannita dalla stessa Bianca, tornati che furono i principi dalla caccia, fu imbandita una cena, nella quale venne portata la solita torta; ma lavorata dai cuochi e non da Bianca che ne era stata impedita. Bianca, sempre insospettita, ne offerse al\u00a0 cardinale, il quale, sapendo di che cosa fosse composta, la rifiut\u00f2. Il Gran duca\u00a0 ignaro ne mangia, e Bianca, quasi costretta dall&#8217;esempio del marito, ne assaggia\u00a0 pure. In breve, il veleno cominci\u00f2 ad operare, e senza aiuto di medici, a bello\u00a0 studio dal cardinale allontanati, i principi si morirono. I secondi dicono che\u00a0 Bianca avesse invitato il cardinale alla caccia, ed alla cena, nella quale fu recata la solita torta lavorata ed avvelenata da Bianca. In tavola ne offerse prima\u00a0 al cardinale, il quale sospettando la rifiuta; il gran duca insciente ne mangia, ed\u00a0 ella, veduto svanire il colpo, ne assaggia francamente; sicch\u00e9 ambedue morirono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi ha pur chi dice che Francesco svaghito di Bianca si perdesse in altri amori, e\u00a0 che Bianca per vendetta gli desse il veleno; ma che scoperto il delitto anch&#8217;ella per\u00a0 la stessa via fosse fatta morire. Il corpo del Gran Duca condotto a Firenze ebbe\u00a0 sepoltura nella tomba dei suoi maggiori; mentre quello di Bianca tacitamente fu\u00a0 interrato in un sepolcro nella chiesa di San Lorenzo. Pochi giorni appresso furono levati da tutti i luoghi pubblici gli stemmi di Bianca, sostituendosi quelli di\u00a0 Giovanna d&#8217;Austria, ed il veneto senato, per evitare qualche disgusto col Gran Duca Ferdinando, proib\u00ec il lutto per la morte di lei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bianca da Pietro Bonaventuri aveva avuta una figliuola cui da essa fu imposto il nome di Pellegrina, forse in memoria del suo esilio dalla patria. Pellegrina venne nel 1576 maritata ad Ulisse Benlivoglio Manzoli di Bologna, e Bianca lasci\u00f2 ad essa in testamento 30.000 scudi. Dal matrimonio per\u00f2 col Gran Duca non ebbe alcun figliuolo, perocch\u00e9 \u00e8 notissimo, che don Antonio dei Medici non era figlio n\u00e9 di Francesco, n\u00e9 di Bianca, ma s\u00ec parto di una donna vile fatto credere come proprio da Bianca. Nondimeno a lui pure lasci\u00f2 parte delle sue gioie e 30.000 scudi, lasciando il\u00a0 resto alla propria famiglia. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n(1) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute, ed i costumi veneziani. VOL. III (Venezia, Tommaso Fontana editore 1837).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bianca Cappello Bianca Cappello, figliuola di Bartolomeo Cappello, nacque in Venezia nel 1548. Morta la madre sua, e rimasta in casa senza custode, si diede a vivere un poco pi\u00f9 liberamente di quello che portava il costume delle veneziane donzelle. 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