Campo Santa Marina

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Campo Santa Marina

Campo Santa Marina

Chiesa di Santa Marina. Questa chiesa, già parrocchiale e collegiata, si crede stata eretta dalla famiglia Balbi verso l’anno 1030. In prima intitolata ai Santi Alessio e Liberale; ma l’anno 1235 essendo stato portato dall’Oriente il corpo di Santa Marina, e quivi collocato, la chiesa assunse il nome di Santa Marina. Fu restaurata più volte dopo la sua erezione, e due volte nel secolo scorso, nel 1705 e nel 1754. Nel 1808 da parrocchiale divenne succursale di Santa Maria Formosa; nel 1840 fu chiusa. Alcuni anni dopo essa venne atterrata, e sopra la sua area si fabbricarono delle case, su un lato delle quali, verso il pozzo, fu posto un alterino con la immagine della santa. Questa chiesa aveva sette altari. Sopra l’altare maggiore erano tre statue d’ alabastro, rappresentanti le Sante Maria Maddalena, Marina e Caterina, lavoro di Lorenzo Bregno. Oltre la scuola di Santa Marina, altre confraternite appartenevano a questa chiesa: la scuola della Beata Vergine delle Grazie, un sovvegno di religiosi e secolari eretto l’anno 1698 sotto il titolo della Beata Vergine della Consolazione, il quale somministrava a fratelli infermi medico, medicine e denaro. Ed anche la scuola del Santissimo, la quale dispensava grazie di ducati dieci a quelle figlie povere dei confratelli che avessero voluto maritarsi o monacarsi. Il giorno di Santa Marina il doge e la Signoria visitavano questa chiesa, in memoria del riacquisto della città di Padova, ripresa alle forze della lega di Cambrai appunto il giorno di Santa Marina dell’anno 1509. Stavano in questa chiesa le tombe di Michele Steno, e Nicolò Marcello, dogi, nonché del prete veneziano Giovanni dei Cipelli, più conosciuto sotto il nome di Battista Egnazio, ed una statua equestre di legno dorato con iscrizione all’imolese Taddeo Volpe che condottiero della Repubblica nella impresa di Padova aveva mostrato grande valore e coraggio.

(1) BERNARDO e GAETANO COMBATTI. Nuova planimetria della città di Venezia. (VENEZIA, 1846 Coi tipi di Pietro Naratovich)

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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