La visita del doge, nella notte di Natale, all’Isola di San Giorgio Maggiore

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Isola di San Giorgio Maggiore

La visita del doge, nella notte di Natale, all’Isola di San Giorgio Maggiore

Era quella l’unica notte in cui il Serenissimo doge si mostrasse pubblicamente fuori del Palazzo Ducale, e ciò avveniva per la solita visita annuale a San Giorgio Maggiore, l’antica isola dei “cipressi“.

Terminate le sacre funzioni in chiesa San Marco, il magnifico corteo ducale usciva sulla Piazza fiancheggiato da numerose torce, fanali, candelabri, e traversata la Piazzetta montava al Molo nei dorati e sfarzosi peatoni, mentre suonavano a distesa le campane di San Marco e squillavano le trombe d’argento dogali.

In quell’ora notturna il bacino di San Marco presentava un aspetto fantastico: i peatoni erano preceduti da barche con lumi e seguiti dalle splendide peote delle Confraternite e delle Arti artisticamente illuminate; da San Marco a San Giorgio, in quel tratto d’acqua dove passava il corteo, sopra dei pali stavano le torce a vento, un composto di corda, pece e resina, chiamate “ludri“; sei musiche sistemate in “barche grosse” suonavano al passaggio del corteo.

Giunto il doge alla riva dell’isola, passava per una galleria appositamente costruita, tutta coperta e chiusa fino alla porta maggiore della chiesa, dove era ricevuto dall’Abate mitrato di San Giorgio e da tutti i monaci.

Intanto nelle loro gondole giungevano le patrizie vestite di nero, con lungo strascico; ornate la testa, il collo, il petto di preziosissime gioie ed il volto velato da un finissimo merletto nero. In chiesa le funzioni erano di corta durata e si passava poi nel convento, dove in una suntuosa sala veniva servito un breve rinfresco con certi dolci fabbricati dai frati e chiamati “zorzini” (da San Zorzi), “una maravegia golosa“, come diceva Gasparre Gozzi che prese parte al corteo del doge Pietro Grimani.

Il ritorno avveniva con lo stesso sfarzo e lo stesso splendore di torce, di “ludri“, di fanali. La guardia dalmata con bandiera e musica rendeva gli onori. Il popolo raccolto nelle barche sul Molo, nella Piazzetta, gridava il solito: Viva San Marco!, e le campane suonavano sempre a distesa. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 25 dicembre 1924.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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