La colonna d’infamia di Bajamonte Tiepolo a Sant’Agostin, nel Sestiere di San Polo

0
539
Campo Sant'Agostin, luogo dove si trovava la colonna d'infamia. - Sestiere di San Polo

La colonna d’infamia di Bajamonte Tiepolo a Sant’Agostin, nel Sestiere di San Polo

El tradimento che vuolse far messer Baiamonte Tiepolo et quel de cha Querini el XV de zugno 1310 el dì de San Vido de luni” era già stato vinto, i ribelli o morti o giustiziati o banditi, le case dei Tiepolo, in campiello del Remer a Sant’Agostin, demolite e sul terreno deserto la Repubblica decretava nel 1364 fosse posta una colonna di perpetua infamia.

La colonna di marmo, portava scolpita l’iscrizione:

Di Baiamonte fu questo tereno
E mo per lo so iniquo tradimento
S’è posto in chomun per l’altrui spavento
E per mostrar a tutti sempre seno

Per più di quattro secoli la colonna che ricordava ai posteri la più grande congiura “a arma descoverta e a bandiera dispiegata” contro la Serenissima, rimase al suo posto, e soltanto nel 1785 fu dal Governo data al cardinale Angelo Maria Querini con promessa di conservarla in Venezia, promessa però non mantenuta poiché il Querini la faceva trasportare nella sua villa ad Altichiero. Morto il cardinale, lo storico monumentino passò ad un antiquario, certo Sanquirico, e da questi alla famiglia del duca Melzi di Milano che lo destinò come ornamento in un suo giardino sul lago di Como. Questa fu l’ultima tappa della preziosa colonna e poi essa scomparve.

Il marchese Girolamo d’Adda scriveva al dottor Vincenzo Lazari, direttore, nel 1855, del nostro Museo: “Prima di lasciare Milano mi sono incontrato col duca Lodovico Melzi dal quale seppi che la colonna di Baiamonte Tiepolo più non si trova né a Milano, né a Bellaggio. Mi soggiunge che nel 1846 furono dalla campagna trasportati vari oggetti di questo genere in città, e che certo di questa colonna servì come grosso materiale a far i fondamenti per il nuovo palazzo Melzi che si costruiva in Milano“.

Così anche questo prezioso monumento per ignoranza, per ignavia, per vandalismo scomparve per sempre, e sbagliano parecchi scrittori veneziani, tra i quali il Tassini, quando affermano che la colonna esiste tuttora nel giardino dei Melzi. (1)

La Direzione del Museo Correr ci informa non essere vera la notizia, sotto questo titolo pubblicata ieri nel “Gazzettino” di ieri.

La “Colonna” che era già stata eretta in Campiello del Remer a Sant’Agostino, dove sorgevano le case di Baimonte Tiepolo per decreto pubblico abbattute nel 1310 dopo la famosa congiura, venne nel 1785 trasportata dal patrizio Angelo Maria Querini nella sua villa di Altichiero. Di là passò a Bellagio presso i duchi Melzi d’Eril. Fu precisamente la duchessa Melzi d’Eril Barbò che graziosamente la donava al Museo Correr dove venne trasportata ai 13 marzo 1898. Per oltre vent’anni il pubblico vide esposta la “Colonna d’infamia” nel cortile del Fondaco dei Turchi, ed ora può vederla, insieme con altre memorie della congiura di Bajamonte Tiepolo, nella sala XXV della nuova sede del Museo in Procuratia di San Marco.

Fin qui la direzione del Museo. La quale farebbe assai meglio, e mostrerebbe rispetto alla storia, lasciando i monumenti dove furono in origine eretti. (2)

Inscrizioni Veneziane (1863). Emanuele Cicogna. Colonna Bajamonte Tiepolo

Abbiamo ieri pubblicato con gran piacere la lettera del cav. Bratti direttore del Museo Civico, dalla quale risulterebbe inesistente tutto ciò che abbiamo scritto sulla sorte della colonna di infamia di Bajamonte Tiepolo, non vero cioè che la colonna sia stata usata dai duchi Melzi di Milano per le fondazioni del loro uovo palazzo. Essa invece sarebbe rimasta a Bellaggio nel giardino Melzi finché nel 1908 la duchessa Giuseppina Melzi lo regalò e restituì a Venezia nel cui Museo fu trasportata e dove tutt’ora si conserva.

Ma non possiamo a meno di domandarci: Sarebbe falso in tal caso ciò che ne scrisse il marchese d’Adda e pubblicato il nostro Emanuele Cicogna. Egli nelle sue “Inscrizioni Veneziane, Volume VI, Parte II, pagine 770-771 (Correzioni ed aggiunte) pubblicate nel 1863, parlando della Colonna Bajamonte Tiepolo scrive: “E’ a dolersi che questo antico monumento che conservasi in casa Melzi a Milano più non si possa vedere“. Ecco quanto scriveva il marchese Girolamo d’Adda al dottor Vincenzo Lazari a Venezia il 10 settembre 1855: “Ho pure un’altra pessima nuova da comunicarvi. Pochi gironi prima di lasciar Milano mi sono incontrato con l’amico duca Lodovico Melzi dal quale ho avuta la triste sentenza che la lapide di Bajamonte Tiepolo più non si trova né a Milano, né in Bellaggio. L’amico mio si ricorda benissimo d’averla vista, ma mi soggiunge che nel 1846 furono dalla campagna trasportati vari oggetti di questo genere in città, e che teme altresì che questo frammento abbia avuta la sorte di molti altri e che (horresco referens) abbia servito come grosso materiale a far fondamenti per il nuovo palazzo dei Melzi che si costruiva allora ed in sua assenza. Queste tristi notizie mi furono lo stesso giorno confermate dal maestro di casa Melzi ed ora non rimane più dubbio su questo atto di vandalismo ignorante ed ignorato. il dispetto ch’io ne provai fu tanto che non mi sentiva coraggio di dirvelo; ma un momento o l’altro avrei dovuto farlo, e poiché me ne chiedete cenno vi dico tutta la cruda verità umiliatissimo dell’opinione che giustamente vi farete del mio paese e del fiasco solenne che ho fatto in faccia a tutta Venezia, e quello che è peggio a Voi, caro Lazari, verso il quale ho tanti doveri di gratitudine e d’amicizia di cui davvero non saprei più come sdebitarmi“.

Dinanzi a questa lettera diretta a Vincenzo Lazari, direttore allora del Museo Correr, e redatta senza alcuna reticenza, decisa e precisa nelle sue affermazioni, sorge un dubbio, se non vi è documento posteriore a me sconosciuto, che la colonna esposta nel nostro Museo non sia la vera. L’illustre architetto Giovanni Casoni, eseguì un perfetto disegno della colonna e della iscrizione nel 1829 quando la colonna stava nella Villa Altichiero del patrizio Angelo Maria Querini, disegno che si trova nel terzo volume delle “Inscrizioni del Cicogna” e forse questo avrebbe resa possibile la sostituzione.

Non sarebbe male che qualche competente, dopo maturo esame, dicesse l’ultima parola. (3)

Sul luogo dove era posizionata la Colonna Bajamonte Tiepolo ora è posta una targa di marmo, sul selciato, con la scritta: “LOC. COL. BAI. THE. MCCCX”, che tradotta significa: “Luogo della colonna di Bajamonte Tiepolo 1310”.

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 5 novembre 1924.

(2) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 6 novembre 1924.

(3) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 7 novembre 1924.

Print Friendly, PDF & Email

FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.