Gruppo di fabbricati ultraeconomici dello IACP in Campo di Marte, nell’Isola della Giudecca

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Case dello IACP in Campo di Marte, nell'Isola della Giudecca

Gruppo di fabbricati ultraeconomici dello IACP in Campo di Marte, nell’Isola della Giudecca

Il complesso dei diciotto edifici dello IACP, a due e tre piani e piani rialzati per complessivi 287 (circa) appartamenti, venne costruito tra il 1919 e il 1921 e ampliato nel 1931 (Ing. Bertanza), questi ultimi edifici vennero poi demoliti nel 2004 per far posto al nuovo progetto di recupero di Campo di Marte.

TOPONOMASTICA:

Le nuove strade che si vennero a formare in seguito alla nuova urbanizzazione furono chiamate: Calle Michelangelo, Calle, Campiello, e Ramo del Gran, Calle de l’Asilo Mason, Campiello e Calle de l’Ospizio, Campiello, Calle 1°, Calle 2°, e Calle 3° Campalto, Calle de la Cooperativa, Calle e Ramo del Squero, Calle del Campo di Marte, Calle de la Fonderia.

Calle Michelangelo. Il 28 agosto 1529, scrive il Brosch, fu per Venezia un giorno memorabile, perchè ospitò per la prima volta uno dei geni più grandi che la Rinascenza italiana abbia avuto, Michelangelo Buonarotti. Di questa sua visita, né il Vasari, né altri suoi biografi fanno cenno, ma da un documento scritto di suo pugno, cioè da una nota di spese, risulta che egli si trovava in quell’epoca nella città dogale. Rileviamo da essa che egli pagò cinque ducati a Messer Loredano (pare abitasse nel Palazzo dei Vendramin alla Rotonda) per la pigione, un mezzo ducato per due sgabelli da sedere, una tavola da mangiare ed un forziere, Dopo il 10 settembre, Michelangelo tornò a Firenze, per 14 giorni di permanenza, spese lire 20. (2)

Calle de l’Asilo Mason. Don Silvio Mason, parroco di Sant’Eufemia dal 12 agosto 1918 al 16 marzo 1929, lasciò larga orma di sè nell’isola, per le opere di bene da lui compiute, ma soprattutto, per la bontà dell’animo, congiunta a fervoroso zelo pastorale. Fin dal marzo del 1920 presi in affitto i locali della ex Riseria, ne fece sede di un dopo-scuola; ed a questa istituzione, altre ne aggiunse per offrire ai giovani modo di coltivarsi in onesto svago: come la banda, una società ginnastica, una società filodrammatica, e tenne vive queste opere, con infiniti sacrifici, fino alla morte. Altra sua diletta creatura fu l’asilo «Immacolata di Lourdes», sorto in plaga bellissima, del quale fu collocata la prima pietra l’ 1 novembre 1928 da sua Eminenza il cardinale La Fontaine. Pochi mesi dopo il pio sacerdote doveva improvvisamente ed in età ancor giovane, sparire; ma le sue opere restano a perpetuare la sua memoria, e spiegano l’immenso cordoglio che la sua fine immatura ha destato a tutti. Il 12 agosto 1930 nei locali dell’asilo fu murata una lapide a suo ricordo. (2)

Campiello e Calle de l’Ospizio. Benedetto Palmio della Compagnia di Gesù, esortò i Veneziani, nel 1558, a raccogliere in un Ospizio le fanciulle di avvenente aspetto appartenenti a famiglie cadute in povera condizione, onde sottrarle alle insidie de seduttori. Stabilito nei primordi un ricovero in piccola casa presso San Marziale, fu poi eretto nel 1561 a quest’uopo ampio edificio alla Giudecca con adiacente Oratorio (Santa Maria della Presentazione vulgo le Zitelle), consacrato nel giorno 8 maggio 1588 da Francesco Barbaro arcivescovo di Tiro e Patriarca eletto di Aquileia. (4)

Calle de lo Squero. Tramontina Domenico chiamato Tramontin, fu Pietro. La famiglia era assai nota anche perché proprietaria di più squeri a Venezia, tra i quali quello alla Giudecca, al civ. 935A. Il Comune il 13 ottobre 1915 concesse al Domenico parte del Campo di Marte, o Campalto, e l’adiacente sacca per avviare uno squero. Subentrò poi il figlio Sebastiano, chiamato semplicemente Bastian. Nel 1924 la calle vicina prende il none de lo Squero. Purtroppo il 4 novembre 1966 l’eccezionale alta marea causò gravi danni durante la gestione (dal 1948) della Cooperativa “Daniele Manin” dello squero. (1)

Calle del Campo di Marte Con decreto napoleonico 11/2/4 – art. 38 del 7 dicembre 1807 si disponeva la creazione di una “grandiosa panoramica passeggiata ” (mai realizzata) con giardini e una piazza d’armi “Campo di Marte e di ginnastica comune ai soldati, e non soldati“; allo scopo furono distrutti ben 19 orti mentre il Selva fu incaricato di presentare i relativi progetti. (3) Al posto di questo Campo di Marte si preferì poi, nel 1828, utilizzare quello nel frattempo sorto nella Sacca di Santa Marta.

Calle de la Fonderia . Da Par, Cazzagon & C, fonderia meccanica, ottiene e dal Comune nel 1921 mq. 533,32 di area del Campo Marte o Campalto, civ. 934. Dieci anni dopo, sempre da parte del Municipio, altri 500 mq. che ingrandiscono l’azienda. Principalmente le fusioni sono di ghisa e bronzo, occupa un centinaio di lavoratori. Alla morte del Cazzagon, la società cambia la ragione sociale in S.A. Fonderia Meccanica Veneziana dell’ing. Giuseppe Da Par, ing. Gino Calimani e Vittorio Friedemberg. Nel giugno 1924 la fonderia venne ristrutturata ed ampliata con la costruzione di altri locali, dalla ditta Pasqualin & Vienna. Tra i suoi clienti vi era il cantiere navale Toffolo. La vicina calle prende il nome “de la Fonderia“. (1)

(1) FRANCESCO BASALDELLA. Fabbriche e cantieri alla Giudecca. (non pubblicato)

(2) SICINIO BONFANTI. La Giudecca. Nella storia, nell’arte, nella vita. (Libreria Emiliana Editrice, Venezia Luglio 1930 VIII)

(3) FRANCESCO BASALDELLA. Giudecca. Cenni storici.

(4) ANTONIO QUADRI. Descrizione topografica di Venezia e delle adiacenti lagune. Tipografia Giovanni Cecchini (Venezia, 1844)

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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