La tradizione della festa di San Martino a Venezia

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Chiesa di San Martino - Castello

La tradizione della festa di San Martino a Venezia

La sera di San Martino c’era in passato una grande allegria nelle case veneziane. Si accendeva un gran fuoco, venivano arrostite le castagne e dei buoni bicchieri di vino rallegravano la festa. Alcune donne andavano cantando di porta in porta chiedendo qualcosa in onore del Santo. La serata di San Martino viene ancora festeggiata con vino e castagne e schiere di ragazzi vanno ancora in giro rallegrando le contrade con un canto tradizionale accompagnato dallo strepitio di qualche vecchio arnese:

Questa xe na sera bela
che se sta in canton del fogo
coi maroni intorno intorno
e con un bosson de vin
farghe viva a San Martin.

Benedeto sia quel Santo
che ne vien na volta l’ano
co ‘l so tabariel de pano,
co na rosa damascin.

Viva, viva San Martin.

La piccola schiera canora avverte il profumo che esala dalle pentole e fa un augurio per la serata allegra. Nelle case c’è salame, prosciutto, formaggio, ma il coro invoca almeno il dono d’un bicchiere di vino per brindare al Santo. Se il desiderio viene accolto segue la strofa del ringraziamento:

E co questo la rigrassiemo
del buon animo e del buon cuor.

Un altro ano ritornaremo
se ghe piase al bon Signor.

Ma se il gruppetto che porge gli auguri a suon di pentole resta a mani vuote lancia un improperio:

Tanti ciodi gh’è in sta porta,
tanti diavoli che ve porta.
(1)

Un’altra versione della filastrocca riporta:

San Martin xe ‘ndà in sofita
a trovar la so novissa.
So novissa no ghe gera,
el xe ‘ndà col cuo par tera
viva viva san Martin
Viva el nostro re del vin!

San Martin m’ha mandà qua
che ghe fassa la carità.
Anca lu col ghe n’aveva,
carità el ghe ne fasseva
Viva viva san Martin
Viva el nostro re del vin!

Fè atension che semo tanti
E gavemo fame tuti quanti
Stè tenti a no darne poco
Perché se no stemo qua un toco!

Se viene ricevuto qualcosa la filastrocca prosegue con:

E con questo ringraziemo
Del bon anemo e del bon cuor
‘N altro ano tornaremo
Se ghe piase al bon Signor
E col nostro sachetin
Viva, viva S.Martin.

Se, al contrario, non viene donato nulla ai cantori, viene cantato:

Tanti ciodi gh’è in sta porta
Tanti diavoli che ve porta
Tanti ciodi gh’è in sto muro
Tanti bruschi ve vegna sul culo,
e che ve mora el porseo!
(2)

L’11 novembre di ogni anno si teneva una solenne processione, dalla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, dove veniva custodita la reliquia di San Martino, fino alla Chiesa di San Martino di Castello. La reliquia sarebbe stata di proprietà della chiesa castellana, e per un prestito ceduta alla Scuola Grande, che s’impegnò di portarla “per terra”, per la festa patronale, fino alla Chiesa di San Martino, e così fu sempre fatto, per quanto sfavorevoli fossero le condizioni atmosferiche. C’era chi si ricordava nel 1713, che “già 24 anni in circa andar li fratelli di detta scuola processionalmente con stivali in piedi nell’acqua quasi fino al ginocchio“. Se avessero mancato a questo impegno, stando ai “si dice”, avrebbero dovuto restituire la reliquia.(3)

(1) GIOVANNI MUSOLINO. Santità a Venezia. (Venezia, Studium Cattolico Veneziano, 1972).

(2) https://it.wikipedia.org/wiki/Festa_di_san_Martino

(3) GASTONE VIO. Le Scuole Piccole nelle Venezia dei Dogi (2012). Ed altre fonti

Dall’alto in basso, da sinistra a destra: San Martino in Fondamenta Gasparo Contarini (Cannaregio) – San Martino sul muro esterno della Scuola di San Martino (Castello) – San Martino in Calle del Piovan (Castello) – Scuola di San Martino (Castello) – Calle del Piovan (Castello).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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