“Andàr o vegnìr o esser in bandiera”

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Pittore veneziano, Ritratto di Maria Boscola da Marina (Sottomarina) celebre regatante tra il 1740 e il 1784. Venezia, Museo Correr

Andàr o vegnìr o esser in bandiera

A Venezia andàr o vegnìr o esser in bandiera significa guadagnare una bandiera e quindi vincere o classificarsi tra i primi quattro arrivati di una regata.

La consegna di una bandiera ai primi classificati di un regata ha origini remote e probabilmente risale alla regata del 1569 che si diede in onore di Carlo Arciduca d’Austria fratello di Massimiliano imperatore, e del Duca di Ferrara suo cognato.

Fra le varie feste che si diedero in onore dei due ospiti vi fu come riportato dalla cronaca Agustiniuna nobilissima Regatta di fisolere a 4 remi, di gondole a 2 remi, et a 4 remi, di pedotte a 8 remi, di pescaresse a 6 remi, delle barche delle scovazze, e delle donne a 2 remi, e furono armate alcune pedotte sopra le quali vi erano alcuni nobili della Compagnia Moderna, l’officio dei quali con le tronbette e tamburini era di andare su e giù per canale di Rialto a fare tenir largo, acciò le barche non impedissero le regate, e davano delle sferzate alli barcaroli. Il canale era pieno di gondole per vedere, le fondamenta cariche, e similmente le case, che erano sopra il Canal Grande erano piene di spettatori. Le Regatte si partivano da sant’Antonio et andavano a Santa Croce, girandosi attorno di una Zattera e venivano poi per mezzo li Gussoni (famiglia patrizia veneta) al ponte di Novale dove vi era l’Arciduca a vedere lo spettacolo, et ivi in mezzo del Canale vi era un palo con due bandiere sopra e chi prima spiantava la prima bandiera era primo del palio, e chi la seconda secondo, e questo bagordo durò sin notte“. Quindi palio cioè drappo assegnato come premio al vincitore.

Dallo spiantare la bandiera dal palo si arrivò ben presto al brancàr la bandiera e una borsa di denaro poste nella machina di arrivo, il colore serviva ad identificare immediatamente il valore del premio. Infine si passò alla consegna delle bandiere ai vincitori, da parte delle autorità preposte, e a premiare fino al quarto classificato. Questo premio era molto ambito se, come scrive il Porcacchi, nella regata del 1574, una regatante “essendo da molte barche impedita perché non arrivasse a pigliare il proprio premio, fatta una nobile risoluzione saltò di barca in barca e andò per le barche altrui prestamente a ricevere l’onore e il merito della virtù sua“. Fino al 1696 le bandiere erano di colore rosso (per il primo), celeste o azzurro (per il secondo), verde (per il terzo) e giallo (per il quarto)

Dal 1696 (e per un periodo indefinito o solo per quell’anno o per errore del cronista) le bandiere furono di colore giallo (per il primo arrivato), rosso (per il secondo), celeste o azzurro (per il terzo), verde (per il quarto), come riportato nei resoconti della regata: “Il primo con bandiera gialla che sopra vi fiammeggiava la Fama che con tromba verso il Sole spiegava l’inemitabile valore hebbe in premio ducati 50. Il secondo con bandiera rossa con sopravi la Speranza di altra volta riportare il primato hebbe ducati 30. Il terzo con bandiera azura dominata dal tempo di poter ancor giunger al sospirato premio hebbe ducati 15 e il quarto con verde bandiera fregiata dal Porcheto e dal tardo camino del Gambero ebbe ducati 5“. I colori delle bandiere ritornarono ben presto ai colori originali; il rosso, l’azzurro, il verde e il giallo.

Nel 1784 durante la regata in onore dell’Arciduca d’Austria e governatore della Lombardia e di Beatrice d’Este sua sposa, Giacomo Vintiquatro, arrivato terzo nella regata della gondole ad un remo, cadde in acqua prima di afferrare la bandiera, un certo Checo Furlanetto arrivato quarto, che per diritto di regata poteva appropriarsene, con un gesto generoso la diede al Vintiquatro dicendogli: “I servitori di Cà Pisani trata cussì” ed egli si tenne la gialla. (1)

Dopo l’unificazione le bandiere diventarono, in onore di quella italiana, rispettivamente, rossa (per il primo), bianca (per il secondo), verde (per il terzo), celeste (per il quarto). Dal 1899 la regata si effettuò l’11 maggio, il giorno dell’Ascensione, e prese l’appellativo di Storica.

L’usanza, di assegnare un animale come premio derisorio o di consolazione al concorrente che si piazzava ultimo nelle competizioni, era di origine medioevale, e a Venezia si usava per questa tradizione il porcellino.

Per le regate in Canal Grande l’ultimo arrivato era a tutti gli effetti il quarto arrivato, perchè si concedeva solo ai primi quattro equipaggi di raggiungere la machina, cioè il palco posto in volta de Canal dove venivano prese o consegnate le bandiere, gli altri (dal quinto al nono) nel percorso di ritorno, dopo il ponte di Rialto, venivano bloccati con l’estensione di una corda all’altezza del Rio di San Polo e invitati a butarse in rio, cioè a ritirarsi senza raggiungere il traguardo.

Il porchetto, fino a pochi anni fa, veniva consegnato vivo ai regatanti, e prima di essere consegnato ai quarti classificati, partecipava dentro a una gabbia alla sfilata del corteo che precedeva la competizione, sulla barca dei luganegheri, che per antica consuetudine offrivano questo premio.

Questa usanza durò fino al 2001, accogliendo le proteste degli animalisti, il premio venne da allora sostituito da un maialino in vetro realizzato dal Consorzio Promovetro di Murano. (2)

(1) EMMANUELE ANTONIO CICOGNA. La Regata di Venezia. Tipografia Gianbattista Merlo (Venezia, 1856)

(2) vogainrosa.it

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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