Rio Terà San Silvestro o del Fontego, sul Rio del Fontego

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Rio Terà San Silvestro o del Fontego, sul Rio del Fontego - San Polo

Rio Terà San Silvestro o del Fontego, sul Rio del Fontego

Il Rio Terà San Silvestro venne realizzato nel 1842 mediante l’interramento del Rio del Fontego. Il Rio del Fontego, partiva dal Rio de le Becarie all’altezza delle Carampane, e con un percorso sinuoso arrivava fino alla Chiesa di San Silvestro, dove dopo una curva a gomito confluiva nel Canal Grande. Aveva una fondamenta ad ovest, che andava dalla Calle de l’Ogio fino alla Riva del Vin. Aveva tre ponti che lo attraversavano; il Ponte San Silvestro che attraversava il rio di fronte alla Chiesa di San Silvestro, il Ponte de l’Ogio che lo attraversava da Calle de l’Ogio alla Rugheta del Ravano, e il Ponte de la Scoazera che lo attraversava da Calle del Campaniel al Campiello del Sole. Il nuovo rio terà assunse il nome di Rio Terà Sant’Aponal da Rio de le Becarie alla Calle de l’Ogio, e Rio Terà San Silvestro o del Fontego dalla Calle de l’Ogio fino al Canal Grande. (1)

SAN SILVESTRO (Parrocchia, Campo, Rio Terrà, Fondamenta ora Rio Terrà, Sottoportico, Traghetto). Il leggersi che Vittore, figlio del doge Orso I Partecipazio, salito nell’884 al patriarcato di Grado, era sacerdote di San Silvestro, dà a divedere che questa chiesa esisteva anche prima di quell’epoca. Essa, giusto il Sansovino, venne fondata dalla famiglia Giulia, ossia Andrearda, e con altre chiese figliali obbediva ai patriarchi di Grado, i quali posero la loro sede in un prossimo palazzo quando nel secolo XI furono costretti, per l’insalubrità dell’aere, e lo scemamento degli abitanti, ad abbandonare Grado, e ricoverarsi a Venezia. La chiesa di San Silvestro si rifabbricò, come scrive il Cornaro, nel 1422, e nel 1485 vi si incorporò il prossimo oratorio degli Ognissanti, consacrato nel 1177 da papa Alessandro III. Ebbe un altro ristauro nel secolo XVII, senonchè, minacciando nuovamente di cadere, fu quasi rialzata di pianta dal 1837 al 1843 sul disegno degli architetti Santi e Meduna. Benché manchino documenti intorno all’istituzione della parrocchia, essa è certo molto antica, e forse contemporanea alla chiesa. Nel 1810 si allargò la sua periferia aggiungendovisi i circondarii di San Giovanni Elemosinario, e di San Matteo con parte di quelli di Sant’Apollinare, e di San Cassiano.

A San Silvestro abitava quel Vendrame, o Beltrame, pellicciaio, che scoprì la congiura di Marin Faliero, ma che poi, credendo di essere male rimunerato, uscì in sediziose parole, ed in minaccie contro il governo. Egli perciò venne confinato per anni dieci a Ragusi, ma fuggitosi in Ungheria, vi ritrovò la morte per mano, dicesi, di alcuni complici di Marin Faliero, che colà si ritrovavano.

In faccia alla porta maggiore della chiesa di San Silvestro si vede il palazzo Valier, il cui esterno conserva alcune tracce di qualche dipinto. L’abitava Giorgio Barbarelli, detto il Giorgione, uno dei più celebri pittori Veneziani, il quale, sonando per eccellenza il liuto, dilettavasi d’intrattenersi a festa in questa sua casa, e, per attestato del Ridolfi, ne dipinse a fresco il prospetto, nella cui cima fece alcuni ovati con entrovi suonatori, poeti, ed altre fantasie, e nei corsi dei camini gruppi di fanciulli, techi a chiaroscuro, ed in altra parte dipinse due inezie figure, credesi vogliano inferire Federico I imperatore, ed Antonia da Bergamo, trattogli il ferro dal fianco in atto di uccidersi per conservar la verginità, del cui avvenimento è divulgato un dotto elogio del signor Jacopo Pighetti, ed un poema del celebre signor Paolo Vendramin, e nella parte inferiore sono due istorie che mal s’intendono, essendo danneggiate dal tempo.

Il Giorgione nacque nel 1478 a Castelfranco, castello del Trivigiano, e recatosi giovinetto a Venezia, fu discepolo di Giovanni Bellino, condiscepolo di Tiziano, e maestro di Giovanni Antonio Regillo da Pordenone. Essendo ancora in fresca età, morì nel 1511 per sifilide, contratta da una Cecilia sua amica, o, come altri dicono, per il dolore che l’amica medesima gli fosse stata rapita da un di lui scolaro. Tanto questa donna gli preoccupava e sensi e cuore da ritrarla, come è fama, nella Vergine posta nel mezzo della stupenda palina eseguita per Castelfranco, e da scrivere un giorno dietro la tavola mentre stava dipingendo:

Cara Cecilia
Vieni, l’affretta,
Il tuo l’aspetta Giorgio Barbarella. (2)

(1) Cfr. La Pianta di Venezia di p. Vincenzo Maria Coronelli (1697) e la Pianta della città di Venezia di Ludovico Ughi (1729)

(2) GIUSEPPE TASSINI. Curiosità Veneziane ovvero Origini delle denominazioni stradali di Venezia. (VENEZIA, Tipografia Grimaldo. 1872).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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