Bianca Cappello

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Bianca Cappello - Alessandro Allori da https://en.wikipedia.org/wiki/Bianca_Cappello

Bianca Cappello

Bianca Cappello, figliuola di Bartolomeo Cappello, nacque in Venezia nel 1548. Morta la madre sua, e rimasta in casa senza custode, si diede a vivere un poco più liberamente di quello che portava il costume delle veneziane donzelle. Si invaghì ella di Pietro, figlio di Zenobio Bonaventuri fiorentino che le stava poco discosto di casa, e che in Venezia teneva le ragioni al banco dei signori Salviati di Firenze, come quello che le aveva dato ad intendere essere uno dei Salviati. Fuggì con lui dalla casa paterna nella notte del 28 venendo il 29 novembre 1563. Si dice che nella foga Bianca sottraesse alla famiglia diverse gioie di molto valore e si vuole che la fuga sia stata occasionata da un avvenimento. Imperocché si narra che Bianca, di notte tempo uscita dalla casa paterna per andare a ritrovare l’amante, abbia lasciata socchiusa la porta della strada, onde potere tornarvi senza essere veduta od udita; ma che un fornaio di là passando, vista la porta socchiusa, credendo di far bene, la serrasse; il perché Bianca disperata di più rientrare in casa concertò con Bonaventuri la fuga. I documenti esaminati del ch. sig. Emanuele Cicogna dimostrano al tutto favoloso tale avvenimento; tutto concorre anzi a provare che la fuga era in addietro concertata.

Giunti gli amanti a Firenze, contrassero il nodo nuziale; ma frattanto la fuga  di Bianca aveva fatto gran rumore in Venezia. Il consiglio dei Dieci ordinò nel dì  4 dicembre 1563 che se ne formasse rigoroso processo, e sopra querela presentata nel giorno 9 da Bartolomeo padre contra Pietro e Giambattista Bonaventuri ed altri complici, delegò gli avogadori del comune perché giudicassero secondo l’officio loro nonostante che pendesse il processo al consiglio dei X. Gli avogadori difatti nel 3 gennaio 1564 emanarono bando capitale contro l’assente Pietro Bonaventuri, e nel 20 settembre 1664, sentenza intorno all’allora defunto Giambattista suo zio ed altri complici. Lo stesso Bartolomeo Cappello, con nuovo esempio, aggiunse un premio del proprio al premio già decretato dagli avogadori di Comun da assegnarsi a chi vivo o morto desse nelle mani della giustizia il detto Pietro.

Si vuole che anche Bianca fosse dal Consiglio dei Dieci bandita, e che confiscati le fossero 6.000 ducati ereditati dalla madre sua; eredità a cui Pietro mirava nel sedurre quella fanciulla. Tuttavolta, benché probabilissima quest’ultima circostanza, non esistono oggidì prove che la raffermino. Bianca a Firenze, essendo bellissima giovane e di tratto amabilissimo, nello stesso primo semestre dell’anno 1564 fece conoscenza con Francesco dei Medici figlio di Cosimo I Gran Duca di Toscana, il quale saputa la fuga di lei, e le misure prese contro il Bonaventura procurò, con il mezzo del suo residente in Venezia e del nunzio Apostolico, che Bianca tornasse in grazia della Repubblica; ma il consiglio dei X non si lasciò piegare, e rifiutò i sei mila ducati da Bianca ereditati.

Cessati quindi nel 1565 i maneggi del duca colla Repubblica, Bianca divenne tutta cosa di lui. Pietro frattanto, vedendo Bianca legata col principe e raffreddata nell’amore coniugale, pensò di ricambiare a quei torti frequentando Cassandra Bongianni nata Ricci; per la qual cosa erano mal veduti dalla famiglia Ricci, tanto Pietro che la stessa Cassandra. Mentre adunque Pietro si recava una notte a casa, scortato da due suoi servitori, assalito venne sul ponte della Trinità da oltre dodici persone. Un servo prese la fuga e l’altro cadde morto. Il Bonaventuri nondimeno, passato il ponte, poté ritirarsi verso casa, uccidendo uno degli aggressori; ma quivi assalito di nuovo, dopo la più disperala resistenza, coperto di ferite, dovette soccombere.

Lo stesso destino ebbe Cassandra, la quale nella medesima notte o nella seguente, fu da alcuni mascherati sicari uccisa nel proprio letto, e così saziata venne la vendetta della famiglia Ricci. Bianca ricorse al principe per vendicare la morte del marito, ed egli promise di farlo; ma fu così lento che gli aggressori ebbero spazio di rifuggire in Francia. Il perché si deduce aver Francesco medesimo favorito l’assassinio, tanto più che ebbe a confessare al teologo di corte Giambattista Confetti; non essergli stato ignoto il divisamente della famiglia Ricci.

Vedova rimasta Bianca avvenne che Giovanna d’Austria, arciduchessa e moglie di Francesco, sia, come dicono alcuni, per una sconciatura sofferta durante la gravidanza, sia invece dal dolore di vedere il principe suo marito, che dopo le promesse più volte fattele di abbandonar Bianca era tornato con essa ed le era di nuovo infedele, venne a morte anch’ ella nel 1678, non senza infondato sospetto di avvelenamento procuratole dal marito. Altro non bramava Francesco già asceso al soglio fino dal 1674 per la morte di Cosimo suo padre a fine di potere liberamente  sposare Bianca che in effetto sposò nello stesso anno 1678, essendosene per  altro tenuto in silenzio il matrimonio per la morte di Giovanna.

Passato il lutto, pubblicato il maritaggio, il Gran Duca nel 1679 lo partecipò solennemente al doge di Venezia, chiedendo col mezzo del suo residente e con  quello dell’ambasciatore Sforza appositamente inviato, che Bianca fosse dichiarata figlia della Repubblica, potendo così considerarsi di sangue principesco  e degna di un principe e del trono. In fatti nello stesso anno il senato la dichiarò  per figlia della repubblica e nel giorno appresso, per far cosa grata al Gran Duca, elesse a cavalieri della stola d’oro Bartolomeo padre e Vittorio fratello di Bianca.

Grande fu il giubilo della città nostra per sì impensato avvenimento, e l’ambasciatore Sforza, incontrato da più senatori all’isola della Grazia, accolto venne con ogni onore in Venezia ed alloggiato nel palazzo dei Trevisani al ponte di Canonica, divenuto allora proprietà di Bartolomeo Cappello e fatta da esso magnificamente addobbare. Il consiglio dei X fece cancellare dai libri dell’Avogaria le memorie del delitto commesso, e nel giorno 12 ottobre 1579, stabilito per la solenne celebrazione delle nozze, inviò il senato ambasciatori in Firenze Antonio Tiepolo e Giovanni Michele ordinando che uno di essi (e fu il Michele) dovesse pubblicamente porre in testa a Bianca una corona ducale dicendo ad alta voce come ella era vera e particolar figliuola della repubblica.

A quella funzione intervennero anche quei della famiglia Cappello, tutta la nobiltà fiorentina e gli ambasciatori forestieri, eccettuando però quello d’Austria. Fornita la funzione gli ambasciatori veneziani furono regalati dal Gran Duca di un anello del valore di 1.500 scudi, che però dal Senato non fu lasciato loro godere.

Odioso divenne da quel momento il governo del Gran Duca per l’abuso fatto da Bianca del poter suo, e per la insolenza e la cupidigia di Vittorio Cappello fratello di lei, il quale dopo l’incoronazione era rimasto a Firenze e salito in tale favore presso il Gran Duca, che gli affari tutti per le sue mani passavano. A tanto giunse il cattivo procedere di lui, che la stessa Bianca lo fece allontanare nel 1681.

Vissero sul trono della Toscana Bianca e Francesco fino all’ottobre del 1587, nel qual mese Francesco ai 19 e Bianca ai 20 morirono in Poggio di Cajano. La morte loro fu attribuita a veleno procurato dal cardinale Ferdinando dei Medici, fratello di Francesco che mal vedeva sul soglio una donna di tal fatta, e che, essendo l’erede il più vicino, temeva non dal maritaggio potessero nascere maschi che succedessero nel governo a Francesco.

Ma la cosa rimane tuttavia nell’oscurità. Se alcuni ne danno colpa al cardinale, altri la danno a Bianca. I primi narrano, che amando il Gran Duca certa torta  ammannita dalla stessa Bianca, tornati che furono i principi dalla caccia, fu imbandita una cena, nella quale venne portata la solita torta; ma lavorata dai cuochi e non da Bianca che ne era stata impedita. Bianca, sempre insospettita, ne offerse al  cardinale, il quale, sapendo di che cosa fosse composta, la rifiutò. Il Gran duca  ignaro ne mangia, e Bianca, quasi costretta dall’esempio del marito, ne assaggia  pure. In breve, il veleno cominciò ad operare, e senza aiuto di medici, a bello  studio dal cardinale allontanati, i principi si morirono. I secondi dicono che  Bianca avesse invitato il cardinale alla caccia, ed alla cena, nella quale fu recata la solita torta lavorata ed avvelenata da Bianca. In tavola ne offerse prima  al cardinale, il quale sospettando la rifiuta; il gran duca insciente ne mangia, ed  ella, veduto svanire il colpo, ne assaggia francamente; sicché ambedue morirono.

Vi ha pur chi dice che Francesco svaghito di Bianca si perdesse in altri amori, e  che Bianca per vendetta gli desse il veleno; ma che scoperto il delitto anch’ella per  la stessa via fosse fatta morire. Il corpo del Gran Duca condotto a Firenze ebbe  sepoltura nella tomba dei suoi maggiori; mentre quello di Bianca tacitamente fu  interrato in un sepolcro nella chiesa di San Lorenzo. Pochi giorni appresso furono levati da tutti i luoghi pubblici gli stemmi di Bianca, sostituendosi quelli di  Giovanna d’Austria, ed il veneto senato, per evitare qualche disgusto col Gran Duca Ferdinando, proibì il lutto per la morte di lei.

Bianca da Pietro Bonaventuri aveva avuta una figliuola cui da essa fu imposto il nome di Pellegrina, forse in memoria del suo esilio dalla patria. Pellegrina venne nel 1576 maritata ad Ulisse Benlivoglio Manzoli di Bologna, e Bianca lasciò ad essa in testamento 30.000 scudi. Dal matrimonio però col Gran Duca non ebbe alcun figliuolo, perocché è notissimo, che don Antonio dei Medici non era figlio né di Francesco, né di Bianca, ma sì parto di una donna vile fatto credere come proprio da Bianca. Nondimeno a lui pure lasciò parte delle sue gioie e 30.000 scudi, lasciando il  resto alla propria famiglia. (1)

(1) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute, ed i costumi veneziani. VOL. III (Venezia, Tommaso Fontana editore 1837).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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